ABC Cultura
NEL PRIMO RESPIRO DEL
CUORE. FAUSTO CHENG
di RAYMOND ANDRÈ
L’artista italocinese ha rinnovato il proprio repertorio espressivo con il ciclo "SENTImenti". L’essenziale simbolismo e l’austero accostamento di oro e neri bituminosi, sottolineano una poetica che nasce dalla memoria L’opera d’arte realizza uno dei suoi percorsi meno prevedibili quando trasmigra nella nostra vita, inserisce un frammento d’intelligibile nella quotidianità e coesiste con noi. È vero che così si sconfina nell’au dehors de texte, l’opera si abbandona al destino di interminabili odissee di decrittazioni disseminate, di decostruzioni in verità mute, ma non credo che il piacere estetico possa darsi in altro modo quando attiva un’occasione di conoscenza e Fausto Cheng è artista che assume questo rischio fin dentro l’intenzionalità creativa. Punto di partenza di questa proposta di lettura è Ab origine, opera che appartiene all’esplorazione di superficie. Dopo pazienti lavori di scavo, Cheng riporta alla luce reperti scritturali che si sottraggono intenzionalmente alla ricomposizione in racconto e si avverte l’onnipotente impotenza del logocentrismo della cultura occidentale nel colloquio memoriale con l’essere. Con Oltre la scrittura si è consapevoli di dover compiere un salto: le forme del linguaggio convenzionale sono logore, sembrano aver esaurito ogni possibilità di significazione e inizia il tempo dell’esplorazione del profondo. Se i percorsi linguistici della memoria non sono più traducibili in senso, l’oltre la scrittura si apre verso la riappropriazione degli archetipi preesistenti alla parola. Cheng riconia un nuovo sistema di segni che abbandona il discorso scegliendo lo "shock", l’implosione del cuore, come punto di gravità della recherche. Attraverso la ricerca delle radici mitologiche e filosofiche dell’Eros, Cheng riscopre e restituisce alla materia il suono interiore, l’eco della pulsazione del centrocuore dell’universo umano. Da qui partono e fanno ritorno il senso delle nostre storie individuali. Il principio che unifica, che può preservarci dalla minaccia del Kaos, dal dolore della dispersione è il cuore: lì sono custoditi segretamente i SENTImenti della nostra comune origine. Tutti ricorderemo che Eros, secondo le primordiali teogonie, non aveva padre né madre perché senza di lui nessuno sarebbe potuto nascere, una delle sottili ragioni perché fosse sentito come contemporaneo del Kaos. Il cuore è il correlativo fisico dell’eros, il demiurgo che fonda, differenzia l’opacità, l’indistinzione dell’essere, è l’origine dell’esistenza come sentimento della temporalità. È con questa forza che Kaos, Muro, Epifania, riemergono per la costruzione della "dimora della memoria": coni di argilla nera oscillano, cullano, dentro nitide geometrie di luce, cuori d’oro che pulsano deposti sul fondo in un vortice di rughe concentriche e centrifughe, pronti per il volo. La cosa più sorprendente è che, nel loro ruotare in tempi e direzioni diversi, questi ventri del tempo emettono suoni che sembrano evocare l’origine di tutti i suoni. Sulle pareti allineati come tanti fotogrammi stanno gli "istanti" vere e proprie intermittences du coeur, ognuno di essi una goccia di tempo da ritrovare, l’eco di ogni singolo "ora" sprofondato nel passato. È stata ricostruita la radura della memoria, con la stessa fascinazione delle leggende sulla mitica Atlantide invisibile e sommersa. È così che Fausto Cheng ha predisposto gli elementi non ulteriormente riconducibili di un nuovo alfabeto per una cosmogonia della memoria, al visitatore la libertà di ricongiungersi al proprio racconto finalmente mediazio ni, questa è la magia di Anime (A)mare. Qui Cheng conferisce una dimora suggestiva a questo suo percorso facendo dono al visitatore di un momento mistico, di un incremento d’anima, per far fronte allo straordinario sviluppo della tecnica e ai conseguenti rischi spersonalizzanti del nostro tempo a cui non corrisponde un’analoga crescita della spiritualità. Fausto Cheng ci mette costantemente in guardia contro questa alienazione, contro la minacciosa pietrificazione del cuore imposta dalla civiltà tecnologica. Entriamo in un luogo che ci riporta nell’atmosfera di una costruzione che evoca l’essenzialità delle prime civiltà, i cuori d’oro dondolano sulla testa dei viandanti e poi un corridoio verso la stanza celeste dell’epifania; il puro suono dell’acqua che si raccoglie goccia a goccia in un ciotola che sembra avere la vastità di un mare sconosciuto per un inatteso rito di purificazione prima del ritorno nel tempo lineare della storia quotidiana con in più nell’ombra e accanto ai nostri passi, il respiro di un visiting angel ritrovato. ltimamente Fausto mi ha confidato che ritornerà ad una esplorazione di superficie, senza scrittura questa volta, ma solo attraverso il gesto. C’è una sua opera L’odore ed il profilo della memoria: un cuore deposto sulla sabbia e costituito da tanti frammenti, simile come gioco costruttivo a Ab origine. Di quei frammenti farà dono al mondo e sulla sabbia resterà l’esile evanescente profilo del suo messaggio.