Gli itinerari di ABC
NEL VASTESE, MOSAICO DI NOVITÀ CHE SA D’ANTICO
di Marcello Martelli

Uno scrigno della natura, che conserva intatta una preziosa seducente collana di ventisei paesi e paesini in un paesaggio unico, tra il Sangro e il Trigno, che dal mare sale fino a 1400 metri, offrendo al visitatore una proposta nuova fatta di castelli e santuarifortezze, arte e artigianato, abbazie, tradizioni. E numerose sorprese...

Luci da metropoli americana e vetrine eleganti, case e palazzoni in restauro: il centro di Vasto mostra il suo volto antico e moderno. Tornarci di sera, dopo anni, si fa presto a capire quanto il turismo abbia inciso nel nuovo look d’una città che si colloca ormai fra gl’itinerari importanti e gettonati delle vacanze... Poi, c’è il Vastese. Vale a dire quel magnifico e ancora sconosciuto scrigno della natura dove andiamo a scoprire un prezioso seducente mosaico di ventisei paesi e paesini ricchi di attrattive e curiosità. A cominciare dai nomi. Vediamo: Pollutri, Scerni, Casalanguida, Gissi. E ancora: Carpineto Sinello, Guilmi, Montazzoli… Ma andiamo oltre: Roccaspinalveti, Fraine, Castiglione Messer Marino e Schiavi d’Abruzzo. Poi, risa lendo: Castelguidone, S. Giovanni Lipioni, Torrebruna, Celenza sul Trigno, Carunchio, Tufillo, Palmoli, Liscia, Dogliola... E, infine: S. Buono, Furci, Fresagrandinara, Lentella, Cupello, Monteodorisio. Tappe d’una lunga escursione, tra il Sangro e il Trigno, che iniziando dal mare sale fino a 1400 metri, in un ambiente naturale di particolare fascino e dalle mille sorprese. Da raccontare la cronaca d’un viaggio a volo d’uccello accompagnati da Luigi Di Lello, presidente del Consorzio Operatori Turistici del Vastese e Gran maestro dell’Accademia della ventricina (specialità, per chi non lo sapesse, orgoglio e bandiera della zona). È il personaggio con le chiavi giuste per entrare nel passato e nel presente di territori che, con secoli di storia e di tradizioni alle spalle, meritano un’attenzione e una lettura più attenta ed approfondita. Popolazioni che, tra pascoli ed agricoltura, hanno conosciuto spesso la via dell’emigrazione e del lavoro all’estero, lasciando quasi sempre un’impronta di laboriosità ed intelligenza. Come può testimoniare Nicola Ucci, sales & marketing manager (come leggiamo sul bi glietto da visita), spesso all’estero per motivi professionali. A Londra ha incontrato un vastese di successo, uno dei tanti, sosia perfetto di Gianni Agnelli, divenuto in pochi anni proprietario d’una catena di tredici ristoranti. Aveva cominciato subito con una modesta trattoria, dove il piatto forte era un classico della cucina rustica abruzzese: pasta e fagioli. Una ghiottoneria per file interminabili di londinesi, che in poco tempo avevano fatto straricco l’emigrante vastese. Fino ad entrare nella leggenda. Si racconta che una sera di 40 anni fa, passeggiando con Ava Gardner nei pressi del casinò e lasciata per pochi attimi in auto la grande diva, di corsa era scappato a puntare al banco della roulette. Colpo sfortunato e perdita d’una cifra pazzesca, pari a un miliardo di oggi. Storie d’altri tempi... Gli ex emigranti "puntano" anche oggi… ma sul turismo di casa propria, affrontando sempre più spesso il viaggio a ritroso, con moglie straniera al seguito. A Scerni, porta dell’entroterra di Vasto e sede d’una scuola agraria tra le più antiche, c’è l’agriturismo Fattoria dell’Uliveto che ospita una coppia giun ta dalla Germania: lui italiano (meglio: vastese, emigrato più di 30 anni fa); e lei, la moglie tedesca che viene volentieri da queste parti. Il ritorno a casa è sempre straordinariamente piacevole, anche per quel prelibato immancabile revival enogastronomico a base di piatti della nonna ormai inconsueti, come la pizza di granturco sotto il coppo. Piatti robusti, ma carichi di sapori e di nostalgie. Allora, non c’erano prospettive di sorta e in tanti andavano a cercare un lavoro in Germania o altrove. In giro per i paesi e le contrade dell’infanzia lontana, gli ex emigranti oggi quasi non credono ai loro occhi. C’è ancora molto da fare, d’accordo… "Tuttavia – spiega il vastese che vive a Francoforte – siamo contenti che la locomotiva dello sviluppo sia in cammino e non si fermi solo a Vasto, la città superdotata di alberghi e postiletto, che fino a ieri aveva il monopolio assoluto del turismo…". Ora presente al banchetto dell’industria vacanziera c’è anche il Vastese, mèta dell’Abruzzo migliore, che ha saputo conservare valori e tradizioni di quando l’idea dell’ospitalità non era legata a quella del business. Da almeno quattro o cinque anni anche qui hanno scoperto i vantaggi e le risorse del turismo. È nato un "progetto ideale" e lo si realizza, ecco l’aspetto più significativo, con una visione moderna e manageriale. "Fino a qualche anno fa – racconta una giovane manager – era difficile spiegare che mestiere facessi persino ai miei genitori…". Oggi, invece, tutti conoscono il significato e l’importanza della parola marketing. Anche gli ex pastori e gli ex contadini che fanno gl’imprenditori delle vacanze o i produttori di ventricine e di altri prodotti tipici. Novità rilevante: è più facile imbattersi adesso in una schiera emergente di sindaci ed amministratori, opera tori e dirigenti moderni ed informati, espressione di una nuova cultura. Gente che sa dove andare, cosa fare e come farlo. Marketing e business… ma con un punto di partenza comune: riscoperta e valorizzazione del notevole e ricco patrimonio per troppo tempo abbandonato sotto la coltre dell’incuria. Lentamente, ma stanno venendo alla ribalta, con le ineguagliabili risorse paesaggistiche ed ambientali dell’intero compren sorio, beni archeologici e monumentali. Reperti e testimonianze importanti si trovano presso il Gabinetto Archeologico di Vasto. Ma è solo una piccola parte. Lungo il nostro itinerario visitiamo chiese, monasteri ed abbazie, vediamo resti di ville, casali e antichi palazzi; ma anche santuarifortezze sulle alture. "Il vero turismo vastese – sottolinea Di Lello, valido esponente della nuova leva di operatori – è quello della collina…". Ne abbiamo subito conferma viaggiando verso Palmoli, in uno splendido paesaggio collinare, dove tutto resta incontaminato. "L’unica strada – aggiunge il presidente del Consorzio Operatori Turistici – è quella fatta dal vecchio e indimenticato Remo Gaspari per i suoi frequenti ritorni a Gissi, che è a pochi chilometri… Per il resto, certe dimenticanze e certi ritardi hanno miracolosamente salvato il territorio da pericolose invasioni di superstrade e transcollinari…". Ritardi e dimenticanze "provvidenziali". Ma anche, a volte, eccessivi e incomprensibili. Come a Carunchio, paesino a strapiombo da un lato sulla valle del Treste, dove troviamo i palazzi Turdò e Castelli (XVIIXIX sec.), cadenti dimore di ricchi signori del passato. Nelle vicinanze hanno realizzato a suon di miliardi un meraviglioso parco naturalistico di 250 ettari e di particolare importanza, con animali ed uccelli rari nella voliera più grande d’Italia. "Una struttura – si sfoga Luigi Di Lello – da fare invidia, e che può avere un ruolo turistico e culturale di grande portata per l’intero comprensorio. Pensiamo agli agriturismo, agli alberghetti, ai prodotti tipici della zona… Solo che il cancello del parco è chiuso con il lucchetto e da circa due anni i responsabili della Comunità Montana dell’Alto Vastese non si decidono a emanare un bando. Anzi, hanno tentato una partenza rivelatasi la più sbagliata possibile, affidando la gestione ad inesperti…". Eppure, il par co corrisponde perfettamente alla vocazione del territorio, che è quella di un possibile turismo di nicchia grazie ad un’offerta ricca e stimolante. A Palmoli sosta obbligata al castello eretto nel 1095 da Pandulfo di Sangro dei Conti di Monteodorisio. Sede del Comune, vi troverà ospitalità anche quel fiore all’occhiello della gastronomia tipica che è l’Accademia della ventricina. Incontriamo Giuseppe Masciulli, il giovane sindacoingegnere. Ci accompagna in un rapido giro per strade e vicoletti in cui si respira il nobile passato d’un paesino che ha molto da offrire al visitatore. Si comincia dal castello, proprio da quello che fu "baluardo al termine della Contea (Lu Turrion)", dove ha degna sede il Museo civico della tradizione contadina, ricco di antichi reperti e oggetti ormai rari. "È un cantiere aperto…" sottolinea il sindaco, mostrando i lavori di restauro e pensando forse agli altri miliardi necessari (almeno otto), per il recupero totale del castello, costruito dalla famiglia di Sangro circa 900 anni fa, insieme a quelli di Monteodorisio e Furci. Peccato che la nostra cavalcata abbia tempi veloci in una terra con il senso delle tradizioni, dove innumerevoli sono i segni e le testimonianze dei culti popolari, ma anche di arte e artigianato. Antiche fontane e mulini abbandonati riportano alle condizioni della piccola borghesia rurale, dei ceti artigianali e modesti industriali di un tempo, quando il diritto feudale imponeva regole e privilegi. Fino ad arrivare alle prime tecnologie, quando a Castiglione Messer Marino si producevano cappelli in feltro e a Gissi i tessuti in canapa. Ma pure la lavorazione del ferro, del legno, del rame da queste parti ha una tradizione importante. Famosi, ancora oggi, i barili, le botti, i tini e le forbici dei maestri artigiani. Né è un caso che forme di artigianato casalingo, come la lavorazione dei tessuti e la produzione della pasta, abbiano assurto già in passato a livelli di piccole iniziative di tipo industriale. Come dire che la strada è già tracciata. Trascorsi così evidenti e ra dicati di artigianato e antichi mestieri scomparsi (ferro battuto e lavorazione del legno, della lana e della canapa; ma anche lavoro preziosissimo di maniscalchi, armieri, cestai, organari e scalpellini) potrebbero tornare a vivere – perché no? – nelle botteghe da far rinascere e rifiorire. Proprio sotto la spinta della leva turistica. Intanto, siamo a S. Buono, terra ricca di funghi e tartufi. Teodoro Vinciguerra, titolare dell’apprezzata oste ria La pignata e vicepresidente del Consorzio turistico, ha cominciato a credere ancora di più nel futuro del Vastese. È accaduto di recente a Schiltach, vicino alla Foresta Nera,Germania, negli anni ’60 meta di emigranti. Una numerosa delegazione di albergatori e di altri operatori ha presentato il territorio, l’economia, i prodotti tipici, gli alberghi, insomma l’offerta turistica di questa parte dell’Abruzzo. "Un successone…" puntua lizza l’ospitale Vinciguerra, mentre porta in tavola formaggio fritto con tartufo, un piatto da non perdere. C’è ancora molto da fare, certo. L’entusiasmo, la voglia di realizzare e le idee non mancano. Il "prodottoturismo" c’è, ma anche la capacità di proporlo e farlo conoscere. Basti l’esempio della "ventricina del vastese", prodotto tipico ormai famoso ed apprezzato, incluso nel nobile empireo delle dieci o dodici specialità italiane meritevoli di conservazione e tutela. Ha avuto la sua celebrazione nel recente Salone del Gusto di Torino, ottenendo conferme e applausi da autorevoli gastronomi ed esperti. Il Gran Maestro dell’Accademia ricorda la dura battaglia sostenuta a tutela del prodotto e per sottrarlo allo sfruttamento industriale. La Ventricina del vastese infatti ha ormai un suo marchio doc, che rende riconoscibile e ben distinto il prodotto artigianale, delizia di intenditori e buongustai. Una bontà, prendete nota, che si produce solo nelle case contadine, nel rispetto della tradizione e d’un "segreto" che si tramanda nel tempo. "Stesse regole e identiche strategie – conclude Di Lello – adotteremo per vincere fino in fondo la battaglia del turismo…". Cosa c’è da vedere Il Vastese è un territorio ricco di materiale archeologico gran parte oggi raccolto nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti o nel Gabinetto Archeologico di Vasto. Tra gl’insediamenti benedettini di prima generazione va incluso il monastero di S. Stefano in Rivo Maris fondato nell’842 così come alla seconda generazione appartiene il S. Barbato di Pollustri del 1015, la SS. Trinità di Roccaspinalveti del 1050, S. Maria Materdomini di Fraine del 1056, S. Angelo in Cornachano di Fresagrandinaria. Anteriore al 1115 tutti localizzati in prevalenza a ridosso del litorale o nei suoi pressi, in dipendenza del tratturo maggiore AmiternumTavoliere. Meritevoli di attenzione lungo l’itinerario che da Vasto Nord (uscita casello autostradale: 60 km da Pescara, 200 da Napoli, 250 da Roma e 200 da Bari) conduce nei ventisei comuni dell’entroterra: le torri urbiche di Casalanguida, il castello di Caldora e l’interno del Santuario della Madonna delle Grazie a Monteodorisio. A Carunchio, nella chiesa di S. Giovanni Battista, da ammirare il grande organo ligneo. Da visitare l’area templare di Schiavi d’Abruzzo, quella archeologica di Castelguidone e la chiesa della Madonna delle Grazie a S. Giovanni Lipioni. Altri antichi castelli a Montazzoli e Palmoli.A Tufillo portale di particolare interesse, quello di S. Giusta. L’elenco è ancora lungo, ma lasciamo il piacere della scoperta ai visitatori che volessero esplorare questa parte dell’Abruzzo davvero ricca di piacevoli interessanti sorprese. Prodotti tipici Presso le Fattorie del Tratturo di Scerni (Ch), Contrada Ragna, 59, tel e fax 0873914173 sono in vendita i prodotti tipici della zona: ventricine, olio extravergine di oliva, vini, formaggi, dolci, elisir e ratafià (liquore apprezzato da d’Annunzio: si produce dalla macerazione in vino ed alcool di amarene e visciole). Con una raccomandazione: alcuni prodotti sono così unici, particolari e legati alla stagionalità che possono essere solo prenotati. La "ventricina di Vasto" e la sua Accademia Come nasce la "ventricina del vastese", specialità ormai celebre quanto prelibata? Intanto, dalla tradizione dell’uccisione del maiale, molto forte e molto antica in Abruzzo. Recentemente, la ventricina ha avuto il suo quarto d’ora al Lingotto di Torino durante il Salone del gusto, quando è stata celebrata ed omaggiata (per non dire gustata) dagli esperti e dai gastronomi più autorevoli. Che ci vuole per creare un prodotto artigianale così apprezzato dagl’intenditori? Intanto, un contadino allevatore che alimenta i suini in modo sano. Ci vuole un veterinario che controlla la crescita e lo stato di salute dei maiali. Occorre una seria azienda di trasformazione. Vi pare poco? Infine, ci vuole – dicono da queste parti – l’Accademia della ventricina, sorta per tutelare la salubrità del prodotto e la salute dei consumatori. I tagli di carne impiegati sono: spalla, lonza, lombo, coscia e pancetta (privata dei grassi molli bassofondenti). Di forma subsferoidale irregolare tendente all’ovale. Periodo di stagionatura non inferiore a cento giorni. Speziatura: peperoncino trito dolce e piccante, semi di finocchi e pepe. Aree di produzione della ventricina tipica quelle delle comunità montane del medioalto vastese.

Dove si acquista
Fattorie del Tratturo Scerni, c.da Ragna, 59 Tel e fax 0873914173 Luciano Caracciiolo Carunchio, via VI vico Croce, 3 Tel. 0873954215 Umberto Marcucci Pollutri, via Filichieri, 1 Tel. 0873900355

Dove si mangia
Hosteria La Pignata S. Buono, via Valle, 22 Tel. 0873930274 Ristorante Rifugio del Cinghiale Castiglione M.M. Tel 0873978675 Ristorante Bella Italia Tufillo, via Roma, 11 Tel. 0873956363 Ristorante Vittoria Carunchio, largo Taverna, 13 Tel. 0873953259 Ristorante La Fonte Castiglione M.M., via Kennedy, 184 Tel. 0873978161 Ristorante Boomerang Palmoli, c.da Cesana Tel. 0873950165 Agriturismo Fattoria dell’Uliveto Scerni, c.da Ragna Tel. 0873914173 Agriturismo Montefreddo c.da Montefreddo, 1 Tel. 0873950237