Non è l’elmo di Scipio

GELA (CL)

La notizia del ritrovamento di un elmo corinzio bronzeo, un reperto archeologico di notevole valore, nei fondali del mare di Gela ci riempie senza dubbio di gioia. Però, il fatto che lo stesso sia stato consegnato da un privato cittadino ai Carabinieri, dopo il suo ritrovamento, acquista un significato peculiare e di enorme rilevanza sociale, specialmente in questa città che è il crocevia europeo del trasferimento clandestino di reperti archeologici, trasferimento che purtroppo concorre al depauperamento dei beni culturali con un danno incalcolabile per la storia di Gela, ma anche del mondo antico, e per la sua economia in termini di turismo archeologico. Al Sig. Francesco Biundo, autore del ritrovamento dell’elmo, dunque la sede di Gela di Archeoclub d’Italia esprime gratitudine e particolare ringraziamento e lo fa anche a nome della città che dovrebbe far tesoro di questo esempio di nobilissimo atteggiamento di virtù civica nei confronti del patrimonio archeologico collettivo. Inoltre, tale comportamento, a nostro avviso, non dovrebbe passare inosservato dalle istituzioni locali e, pertanto, sarebbe opportuno che il capo della nostra amministrazione comunale provvedesse a dare un pubblico encomio al suddetto Biundo. L’elmo di bronzo ritrovato risale al VIV sec. a. C., sicuramente faceva parte dell’armamento di un oplite (guerriero greco con armi pesanti); ha una forma che si avvicina a quella del volto umano, con la parte posteriore larga a calotta che scende in linea retta verso le spalle; la parte anteriore dell’elmo ha un nasale e forti paragnatidi oltre al graffito argenteo indicante le sopracciglia sull’arco degli occhi. L’elmo corinzio, come anche gli altari ritrovati l’anno scorso a Bosco Littorio, andrà a far parte del corredo inalienabile dei reperti archeologici del Museo Regionale di Gela.

Nuccio Mulè