Appello per la cripta di S. Maria di Valfucina

SAN SEVERINO MARCHE (MC)

Per la giornata nazionale Archeoclub "Chiese aperte" la sede di San Severino Marche ha proposto la visita a S. Maria di Valfucina, antica abbazia benedettina alle falde del Monte Sanvicino. La sua storia è documentata dalle 398 pergamene, conservate nell’Archivio Capitolare di San Severino che, a partire dall’anno 1058, testimoniano la vita economica e la floridezza del monastero, con ampi possedimenti e numerose chiese dipendenti. L’abbazia ebbe il suo massimo splendore tra il 12271236, ma già alla fine del XIII sec. si avvertono i primi segni della decadenza con una progressiva dispersione dei beni in un processo inarrestabile. L’ultimo avvenimento di rilievo è l’aiuto in denaro offerto nel 1464 per la crociata contro i Turchi, indetta da Pio II. Abbandonata dai monaci nel 1487, venne poi incorporata da papa Innocenzo VIII, con tutti i suoi beni e le sue dipendenze, al Capitolo di San Severino, grazie all’interessamento del priore Mons. Liberato Bartelli, la cui arma in pietra è ancora infissa sulla facciata della chiesa di Valfucina. Del complesso rimangono oggi solo l’abside e la cripta dell’antica chiesa abbaziale, non più in comunicazione con il sacro edificio sovrastante, che subì varie trasformazioni nel tempo. Ricostruito dopo il rovinoso terremoto del 1799, fu nuovamente rimaneggiato nelle forme attuali nel 1958. Di grande interesse, per le caratteristiche architettoniche, è invece la cripta, che, interrata e adibita a sepoltura, è stata in buona parte riportata alla luce nel 1970. Risalente forse al IX sec. occupa un’arca di circa m 9x5, suddivisa in tre navate, di cui resta ancora occlusa quella centrale. La parte absidale in pietra era illuminata da tre piccole monofore con arco a tutto sesto, due delle quali oggi tamponate; le navatine laterali, con volte a crociera in laterizio, sono delimi tate da archi in pietra, ugualmente a tutto sesto, poggianti su colonnine con capitelli trapezioidali, smussati agli angoli, in cui sono incisi motivi geometrici o floreali, diversi l’uno dall’altro. Altre quattro colonnine ornano l’abside, ma nei capitelli sono scolpite figure zoomorfe o antropomorfe. È auspicabile che possa essere presto sgombrata dall’ossame e dai detriti anche la navata centrale e che si provveda ad un radicale restauro del manufatto per poter di nuovo godere in tutta la sua suggestione la semplice e austera bellezza dell’insieme e conservare l’ultima memoria superstite di una abbazia un tempo ricca e potente.