Il caratteristico gesto del compianto funebre, rappresentato dalle mani portate al petto, trova evidente accostamento alla scultura etrusca di una delle statue di Casale Marittimo (PI), databile alla metà dei VII sec. a. C.. La stessa disposizione delle mani ritorna nel capolavoro delle scultura picena, più recente di un secolo, il Guerriero di Capestrano (AQ), nel busto femminile in calcare della Pietrera di Vetulonia (antica città della prima dodecapoli etrusca) ed, infine, nella statua del guerriero di Glauberg (Germania), il cui modello iconografico è probabile sia derivato da quelli piceni, facilmente assimilabili nella società principessa hallstaffiana nella quale, in modo simile a quello che avveniva per i Piceni, vigeva il culto dinastico dei Maiores (antenati).
Il tronco acefalo in esame, insieme alle urne cinerarie rinvenute nei territori limitrofi di Colliano e Buccino, potrebbe indicare una maggiore diffusione della facies culturale villanoviana, bene attestata a Pontecagnano, Arenosola e Capodifiume presso Paestum, ed a Sala Consilina sin dall'età arcaica. Diffusione avvenuta ad opera delle grandi "gentes" di Pontecagnano le quali svilupparono la loro funzione emporica attraverso i rapporti con Cuma e con l'entroterra (facies irpina Oliveto Citra - Calitri - Cairano). Nel corso della successiva fase orientalizzante (VIII - VI sec. a.C.) nelle necropoli di Aia Sofia, Cava Arena, Fontana Volpacchio, Turni e Civita di Oliveto Citra sono presenti oggetti in ambra e materiali bronzei piceni. Si ha, pertanto, motivo di poter credere che il tronco acefalo fittile di Contursi Terme, dall'atteggiamento del "compianto funebre", costituisca per l'alta Valsele una probabile traccia di civiltà piceno-vilianoviana.