Mostra
Il Rinascimento alle scuderie papali al Quirinale

Il Quattrocento ed il Cinquecento hanno visto un rinnovamento grandioso per la storia dell'arte. E l'Italia, pur spezzettata in molte realtà politiche ma forse anche per questo grazie alla "concorrenza" che si facevano i vari Signori locali per accaparrarsi i maggiori artisti e le loro opere, è stata la protagonista indiscussa di questa stagione, già definita da Giorgio Vasari "Rinascimento", nelle "Vite", le biografie scritte sui maggiori artisti dell'epoca. E al "Rinascimento" è dedicata una mostra, aperta fino al 6 gennaio, alle Scuderie Papali al Quirinale, un tempo adibite a ricovero per carrozze e cavalli del papa e poi agli automezzi dei vertici statali, recentemente recuperate e restaurate, inaugurate quale prestigiosa sede di mostre dal presidente Carlo Azeglio Ciampi il 21 dicembre 1999. Da allora oltre 900 mila visitatori hanno potuto visitare le esposizioni degli Impressionisti dell'Hermitage, del fotografo Salgado, del Botticelli e del '900 italiano. E anche questa mostra sul "Rinascimento" ha già registrato un significativo successo di pubblico dopo l'inaugurazione, avvenuta il 15 settembre. Sottotitolo della rassegna è la frase "Capolavori dei musei italiani Tokyo - Roma 2001". Infatti la ricca collezione di opere era stata ospite della capitale nipponica in primavera, nell'ambito delle manifestazioni indette in Giappone dall'ENIT e da altre autorità italiane per promuovere l'immagine dell'Italia nel Paese del Sol Levante. E in proposito Antonio Paolucci, curatore della mostra coadiuvato da Maria Sframeli e dall'architetto Michele De Lucchi responsabile dell'allestimento, avanza una premessa: "Una cosa è richiedere un prestito italiano per Roma o per Venezia, un'altra chiederlo per Tokyo", cioè per una realtà geografica così lontana. Si è dovuto quindi procedere a ricercare opere fortemente esemplificative e provenienti da diverse collezioni, in modo da non "spogliare" particolarmente nessuno degli enti prestatori. E l'operazione ha registrato aspetti positivi. Infatti si sono raccolte 170 opere, provenienti da sessanta diverse sedi, capolavori famosi accanto ad opere poco conosciute, che, riunite in ordine di progressione storica, raccontano, con semplicità didattica ma originalità espositiva, quei due secoli della nostra storia dell'arte.

La mostra è divisa in quattro sezioni. La prima, intitolata "L'invenzione del Rinascimento", pone in rilievo il ruolo di Firenze dalla prima metà del Quattrocento, grazie al governo illuminato ed al mecenatismo dei Medici. Si comincia con opere dei protagonisti della fase di "transizione" dai modelli tardo medioevali. Così abbiamo il "Busto reliquiario di San Rossore" di Donatello, il "Matrimonio della Vergine" del Beato Angelico, la "Madonna del Solletico" di Masaccio. E ancora la formella marmorea de "La Grammatica" di Luca della Robbia, "Pippo Spano" e la "Sibilla Cumana" di Andrea del Castagno, una "Madonna in trono fra angeli e i santi Michele, Bartolomeo e Alberto" di Filippo Lippi. Infine dipinti di Domenico Ghirlandaio, del Pollaiolo, di Giuliano da Sangallo, nonché una splendida "Annunciazione" del Botticelli.

La seconda sezione allarga gli orizzonti con "L'Arte del Rinascimento nel Mezzogiorno d'Italia, in Venezia e nelle città padane". Diventano protagoniste le corti sfarzose di Napoli, Ferrara, Mantova, Venezia, Milano.

E assurge a simbolo stesso della mostra la tempera su tavola di Luciano Laurana raffigurante la "Città ideale", emblema del Rinascimento. Molti i capolavori presenti, quali il "San Giuliano" di Pietro della Francesca, l'"Annunciazione" di Giovanni Bellini, la "Sacra Famiglia" di Andrea Mantegna.

La terza sezione riguarda il "Rinascimento maturo", che celebra i suoi trionfi tra Firenze e Roma, nuova capitale culturale grazie all'interesse per le arti dimostrato da papi come Giulio II e Leone X. Possiamo ammirare capolavori come il busto di "Bruto" di Michelangelo (assicurato per 50 miliardi), la "Testa virile laureata" di Leonardo, nonché un suo "Progetto per carri militari". Si dà spazio a maestri della corrente artistica detta "maniera", quali Andrea del Sarto, il Pontormo, Beccafumi.

Si chiude in bellezza con "La magnificenza delle corti nel Cinquecento: il primato italiano nelle arti", sottolineando le due varianti stilistiche dominanti, il "colore veneziano" ed il "disegno fiorentino". Tra le opere esposte il "Ritratto di Pietro Aretino", la "Flora" e la "Maddalena penitente" di Tiziano, gli "Amori di Marte e Venere" del Veronese, la "Fucina di Vulcano" di Giorgio Vasari, "Perseo e Andromeda" di Benvenuto Cellini.

Si torna così al punto geografico di partenza del Rinascimento, a Firenze, dove - osserva il curatore Antonio Paolucci, Sovrintendente ai Beni Artistici e Storici della Toscana - "nascono, nel giro di pochi anni, le istituzioni fondamentali che governeranno, in Europa e nel mondo, l'universo dell'arte. Nascono cioè il Museo (gli Uffici nel 1581), l'Accademia (nel 1563) e la critica d'arte (1568, con le "Vite" di Giorgio Vasari)".

Paolucci ha registrato anche l'audio guida disponibile per i visitatori.

Catalogo edito da Skira. Visite guidate a luoghi poco o nulla frequentati del Rinascimento romano, a cura del Soprintendente Claudio Strinati.

Sponsor unico della mostra è la SISAL, nel suo impegno per sostenere progetti ed iniziative in campo culturale.

Luigi Bernardi