EDITORIALE
Le nuove competenze sui beni culturali impongono maggiore professionalità per poter costruire insieme con Regioni, Province e Comuni il futuro del patrimonio artistico del territorio.
Il traguardo dei trent’anni è ormai superato e, terminati i festeggiamenti, dobbiamo pensare al futuro. Gli anni trascorsi lavorando insieme ci hanno portato la conferma della validità del nostro progetto culturale, adesso è tempo di pensare al futuro. Il quadro istituzionale del nostro Paese è cambiato con la modifica Titolo V della Costituzione, ma i nostri referenti sono sempre gli stessi, anche se oggi hanno poteri e competenze diverse. Dobbiamo quindi elaborare nuovi schemi operativi e aggiornare le nostre strategie, se vogliamo continuare a proporci come punto di riferimento credibile e innovativo. La soddisfazione per aver visto accolte molte delle nostre proposte, come l’inserimento dei privati nella gestione del nostro patrimonio culturale, non può essere motivo per sedersi sugli allori, perché le difficoltà che si prospettano sono di natura diversa dal passato ed esigono un rinnovamento anche nel nostro modo di affrontarle. Il trasferimento di competenze alle Regioni ha provocato un vero terremoto nella gestione dei beni culturali. Ai Comuni saranno attribuite tutte le funzioni amministrative. Ecco dunque che la nostra struttura comunale si rivela ancora una volta una carta vincente, ma a patto che sappia adeguarsi ad una situa zione totalmente diversa. La strada ce la indica un amministratore locale, il vicesindaco di Massa Lubrense, che nel Convegno di Sorrento appena concluso ha affermato: "L’Archeoclub di Massa Lubrense ci ha insegnato a gestire i beni culturali". È una strada tutta in salita, ma non possiamo cercare scappatoie. Per poter affiancare i Comuni nella gestione dei beni ricadenti nel loro territorio, per proporre agli enti territoriali di maggiore estensione (Comunità montane, Province, Regioni) progetti di sicura efficacia e realisticamente collegati alle potenzialità e alle esigenze del patrimonio e delle comunità che lo abitano, abbiamo bisogno di formarci, di acquisire competenze più ampie, di approfondire le nostre conoscenze. Ritornando all’esperienza di Massa Lubrense, vediamo che l’insegnamento al Comune non è partito dalla enunciazione di vuoti concetti retorici, ma da una "Operazione conoscenza" condotta con caparbia precisione su tutto il patrimonio esistente. La necessità di conoscere ha imposto lo studio e una preparazione specifica che consentisse la ricerca, e questa preparazione ha prodotto a sua volta la capacità di interpretare le esigenze del patrimonio locale inserendole in un quadro complessivo di possibilità gestionale. Sono sta ti evidenziati gli interventi urgenti di recupero e di salvaguardia, si sono proiettati i beni monumentali nel contesto ambientale, si sono prospettate linee di sviluppo che partendo dalla cultura incidevano sull’economia e sulle possibilità di sviluppo sociale. La formazione diventa allora il puntochiave della nostra attività futura, per arrivare a possedere le competenze necessarie ad affiancare i Comuni e ad impedire gli errori di una gestione spesso necessariamente inconsapevole dei problemi più delicati che l’intervento sui beni culturali pone ad ogni amministratore. La formazione ci consentirà di divenire più credibili, più maturi, più forti. Solo così potremo indirizzare le scelte, e proporre tavoli di confronto con gli amministratori locali e con i rappresentanti del Ministero dei beni culturali. Tutto ciò in linea con una proposta che somiglia molto ad uno dei nostri primi obiettivi, la costituzione di una Consulta per i beni culturali in ogni Comune in cui è presente una nostra sede, ma le responsabilità di oggi sono molto più ampie e gravi e ci impongono un impegno più consapevole. Ancora una volta, dunque, Archeoclub d’Italia conserva la sua anima, cioè la sua vocazione localistica, critica e propositiva, ma deve crescere e rinnovarsi per progettare un futuro migliore per i nostri beni culturali.
di Walter Mazzitti