SANT’AGATA DEI GOTI (BN)

Per salvare le grotte del Monte Taburno

La presenza, nella provincia di Benevento, di episodi monumentali d’età medievale non può certo definirsi come numerosa. La pressoché assoluta marginalità che da sempre affligge questo territorio, infatti, ha provocato, nel corso della storia, non poche mutilazioni al suo patrimonio storicoartistico e monumentale. La valorizzazione e la ripresa di studi scientificamente validi sull’argomento assumono, a ragione, proprio un carattere e un’importanza non trascurabili. Parliamo in particolare dell’area riguardante il massiccio del monte Taburno, assai noto in antichità e celebrato da Virgilio che, significativamente, non mancava di appellarlo come summus Taburnus. A circa metà della sua altezza e nel versante che costituisce il lato settentrionale della valle Caudina, sono situate tre grotte naturali da sempre utilizzate come luoghi di culto. Più a Nord, nelle vicinanze di Sant’Agata de’ Goti in località San Paolo, si trovano altre cavità, questa volta artificiali, ricavate in un grande terrazzamento tufaceo. A parte un’ipotetica utilizzazione di tipo cultuale null’altro è dato sapere circa quest’ul tima località. Le grotte del Taburno, invece, offrono una chiave interpretativa relativamente più agevole per la presenza, all’interno di esse, di affreschi risalenti a più datazioni. Dislocate, come detto, alla stessa altezza sono di non facile accesso e questo, certo, ha contribuito e contribuisce a perderne a tutt’oggi le residue tracce. La prima dedicata a San Mauro, nel comune di Moiano, è quella che presenta maggiormente caratteri di illeggibilità dovuti al forte degrado. Sono scarsamente individuabili avanzi di dipinti risalenti al X-XI secolo, insieme con episodi decorativi del XVII, epoca nella quale, evidentemente, vi è una forte ripresa di questi culti fortemente legati al sostrato ambientale. Tale sito è attualmente adibito a ricovero di pastorizie. La grotta posta proprio al centro del Taburno è quella maggiormente nota se non altro perché sede di un culto ancora abbastanza sentito nelle popolazioni locali: la Madonna del Taburno. Volumetricamente si tratta della grotta più piccola delle tre, più un anfratto che una vera e propria grotta. Sorge intorno ad essa un cospicuo insediamento conventuale domenicano, tra i più importanti della Cam pania, oggi miseramente abbandonato a se stesso. Nella grotta della Madonna del Taburno si scorgono tuttora alcuni frammenti di quella che doveva esserne la prima raffigurazione. La terza grotta è dedicata a San Simeone, in tenimento del comune di Bucciano ed è, fra tutte, quella i cui caratteri storico artistici insieme all’evoluzione storico cultuale sono più chiaramente individuabili. Anche qui si scorgono frammenti di affreschi medievali insieme con altri del XVII secolo. Stessa importanza storico artistica, stessa sorte della grotta di San Mauro: ricovero di pastorizie e ricettacolo della colpevole indifferenza di tutti, salvo poi riscontrare la selvaggia e, incredibilemente, attuale pratica delle incisioni di amenità varie sulle superfici pittoriche. Una ‘tradizione’ cui non si dovrebbe avvertirne, ormai, la necessità. L’Archeoclub di Sant’Agata de’ Goti ha deciso così di sostenere l’iniziativa di chi scrive, il quale ha curato, approfondendone temi e problemi, il progetto della ristampa di quello che, a tutt’oggi, rimane l’unica monografia dedicata a queste importanti testimonianze di arte e di fede, Le grotte del monte Taburno che Ferdinando Colonna di Stigliano diede alle stampe nel 1889 a Napoli. Il Colonna, insigne stu dioso e regio ispettore alle antichità nella Napoli della seconda metà dell’Ottocento, si recò in Valle Caudina a studiare le grotte del Taburno, da secoli, come si è visto, custodi di affreschi il cui interesse storico artistico e antropologico è talmente rilevante da non poter essere adeguatamente, per brevità, trattato in queste poche righe. Rappresentano senza dubbio, però, tra gli episodi monumentali più importanti (e anche come tali da salvaguardare) della Campania. A lume di logica appare fin troppo evidente come, proprio in un momento nel quale sempre più marcato è il portato degenerativo proveniente da iniziative di scarsa rilevanza, la ripresa di studi seri sul Taburno rappresenti una risorsa forse irrinunciabile per conoscere lo straordinario universo di una cultura, quella taburnina, che rappresenta uno dei centri fondanti dell’intera civiltà meridionale. Per far questo sono in corso contatti con i comuni di Sant’Agata de’ Goti, Moiano e Bucciano insieme con la locale Soprintendenza di Caserta e Benevento, i quali hanno dato un preliminare riscontro impegnan dosi, ciascuno per le rispettive competenze istituzionali e confidando nel rispetto di quanto da loro annunciato, a contribuire fattivamente alla realizzazione di questa impresa editoriale e a promuovere una schedatura completa delle grotte. Ci si auspica, grazie a quest’iniziativa, infine, di recuperare definitivamente ciò che rimane di questo singolare patrimonio, "costruendo" una struttura organica di fruizione che, in maniera non episodica, possa legare tali preesistenze in un itinerario mirato e non episodico come purtroppo oggi avviene.

Giacomo Porrino