MOSTRE
LA CAMPAGNA ROMANA DA HACKERT A BALLA
Sembra un viaggio remoto nel tempo e nello spazio e invece ci ritroviamo in luoghi sorprendentemente vicini in entrambe le dimensioni. È la sensazione che si prova visitando la mostra dedicata a "La Campagna Romana da Hackert a Balla", allestita al Museo del Corso della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, aperta fino al 24 febbraio 2002. Sono esposte 132 opere, in gran parte pitture ma anche sculture, realizzate tra l’ultimo quarto del Settecento ed i primi decenni del Novecento, che reinterpretano e documentano il paesaggio agreste attorno all’Urbe, in una vasta area delimitata a nord da Civitavecchia, il monte Soratte e la riva destra del Tevere, ad oriente dai monti Tiburtini, Lepini ed Ausoni, a sud dal litorale di Terracina. Una Campagna caratterizzata da praterie e paludi delimitate da dolci e aspri profili di colline e monti, boschi, burroni e cascate scoscese, abitata da donne in caratteristici costumi, contadini, pellegrini diretti a qualche santuario. Ma la presenza umana era ridotta, anche perché erano presenti va ste zone malariche e quindi anche i braccianti agricoli si trattenevano nelle pianure il tempo necessario, per poi risalire nei villaggi arroccati su vette e pendii. Abbondanti invece le greggi di pecore e capre, le mandrie di bufali, buoi e cavalli. Una Campagna al contempo affascinante e desolata, punteggiata da scorci di acquedotti romani ed altri ruderi antichi, che occupava largamente l’area oggi affollata di case e quartieri cittadini, sia con pascoli e prati, sia con orti e giardini monumentali. Così colpisce l’immaginazione il vedere una mandria di bovini al "Pascolo a Porta San Giovanni", acquarello di Gmelin del 1790, o la "Veduta di Roma e della Campagna da Monte Mario" di Keiserman del 1819, la "Vendemmia sulle rovine del Palatino" di Bartolomeo Pinelli del 1821, o il "Ponte Milvio e la Campagna Romana dalle pendici di Monte Mario" di Corot (17961875) dove non si vede l’ombra di una casa. E di Hackert possiamo ammirare il dipinto de la "Cascata dell’Aniene a Tivoli" del 1769, un angolo di natura tuttora affascinante. Con l’Unità d’Italia, dopo il 1870, Roma capitale si è allargata a dismisura, divorando la campagna circostante e purtroppo distruggendo anche giardini urbani. Nella prima metà del Novecento la Maremma laziale e le paludi pontine sono state bonificate, con effetti grandemente positivi che però hanno radicalmente trasformato un paesaggio millenario. Certo oggi sarebbe difficile immaginare la Flaminia o l’Appia percorse da mandrie di cavalli, oppure vedere bufali e buoi ai margini delle spiagge. Ma godiamoci questa mostra, passando dalle vedute descrittive di Jakob Philipp Hackert fino a quelle "graffiate" di Giacomo Balla, in un percorso che comprende tanti artisti come Charles Coleman, Enrico Coleman, Nino Costa, Giovanni Fattori, Peter Birman, Marianna Dionigi, Giuseppe Raggio, Giulio Aristide Santoro, Ippolito Caffi, Duilio Cambellotti con le sue sculture. La mostra è a cura di Pier Andrea De Rosa e Paolo Emilio Trastulli; nel comitato scientifico anche Claudio Strinati, Maurizio Fagiolo Dell’Arco, Fulco Pratesi, Maria Elisa Tittoni. Nel catalogo, edito da Studio Ottocento (organizzatore della mostra) e De Luca, saggi descrittivi non solo delle opere esposte, ma anche della vita e della natura di un tempo.
Luigi Bernardi
Museo del Corso, via del Corso 320, Roma
LA MOSTRA È APERTA FINO AL 24 FEBBRAIO 2002
Orari: Tutti i giorni 1020 Chiuso il lunedì
Prezzo del biglietto: L. 15.000 intero / L. 10.000 ridotto per i soci di
Archeoclub
Per informazioni: Tel. 066786209 oppure www.museodelcorso.it