TUSCOLANO
Quattro acquedotti da salvare
Lo studioso Raimondo del Nero, membro del Direttivo della sede Tuscolana e insigne figura di storico del territorio dei Castelli Romani, ha lanciato un appello perché venga salvata un’opera architettonica e archeologica di valore immenso, chiedendo che i quattro acquedotti romani della valle dell’Aniene vengano posti sotto tutela dell’UNESCO e conservati come patrimonio culturale di grande pregio per l’umanità. Gli acquedotti, dell’Aniene Vecchia, di Marcio, di Claudio e dell’Aniene Nuova, che Orazio chiama "della regione Pedana", furono costruiti dal 279 a.C. fino al 54 d.C. e per più di mille anni hanno assicurato agli antichi romani oltre il 75% della portata idrica necessaria all’Urbs. Oggi rimangono circa una decina di ponti con arcate gigantesche, ricadenti nei comuni di Gallicano, San Gregorio da Sassola, Poli e Roma, alcuni pozzi di aerazione e condotte sotterranee che si snodano fino all’abitato di Colonna. "I ponti, che hanno un valore archeologico monumentale enorme dice Raimondo del Nero sono in grave pericolo di crollo perché infestati dalle erbacce ed esposti all’incuria. Qualche anno fa è venuta giù un’arcata di ponte San Gregorio ed è stata una perdita immensa. Se ci dovessere essere altri crolli sarebbe la fine e rischieremmo di perdere un’opera che per valore storico, architettonico e monumentale eguaglia addirittura il Colosseo". Purtroppo finora soltanto il sindaco di San Gregorio da Sassola si è dato da fare per impegnare le autorità competenti, ma il problema della conservazione si pone per tutta l’area e richiede interventi più radicali e a più vasto raggio di quelli possibili ad una sola amministrazione comunale. La valle Pedana è l’ultimo esempio rimasto della mitica campagna romana che ha ispirato poeti, pittori e viaggiatori di tutto il mondo fino alla metà dell’Ottocento, ed ancora oggi essa provoca la meraviglia dei pochi turisti e visitatori per la grandiosità delle opere, per la loro bellezza e per la maestosità. Purtroppo finora la valorizzazione è mancata, e con essa una sia pur minima opera di conservazione, perché il territorio, a diretto contatto con la provincia di Frosinone, è rimasto escluso dai circuiti turistici internazionali. Ci auguriamo vivamente che l’UNESCO accolga la richiesta di Raimondo Del Nero e di Archeoclub d’Italia, che insieme al prof. del Nero si batterà perché un monumento di tale importanza non vada perso per i soliti motivi a noi ben noti, l’incuria e l’ignoranza.