CHIETI
Passione e successo in trent’anni di attività
Un ponte ideale fatto di comunanza d’amore per tutto quello che è memoria della nostra civiltà, d’entusiasmo, di spirito di servizio verso la collettività, di disinteressata, tenace operosità lega gli uomini di oggi dell’Archeoclub di Chieti a quel gruppo di pionieri che nel novembre del 1971 diede vita al primo direttivo, raccogliendo l’invito di Romolo Augusto Staccioli, presidente dell’appena costituita Associazione nazionale
Trent’anni di attività appena festeggiati ne fanno il primo Archeoclub d’Italia, nato a pochi mesi dalla costituzione del sodalizio a livello nazionale. Per la sede di Chieti un prestigioso traguardo ma anche, e soprattutto, un punto di partenza verso nuove iniziative finalizzate, come sempre, alla tutela e alla valorizzazione del nostro eccezionale patrimonio archeologico. È in questo spirito che il da poco ricostituito consiglio direttivo di Archeoclub di Chieti, sotto la guida del presidente Gregorio Di Luzio, validamente coadiuvato dal vice Eugenio Di Caro, dal segretario Raffaele Bigi, dal tesoriere Eugenio Di Santo, dall’addetto stampa Letizia Palombaro e dai consiglieri Elisabetta Fusilli e Valentina Patrizi, ha messo in cantiere un articolato programma di attività, che nell’avviata collaborazione con la Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo e con l’Università degli Studi "G. d’Annunzio" trova i suoi punti maggiormente qualificanti e caratterizzanti. Un ponte ideale fatto di comunanza d’amore per tutto quello che è memoria della nostra civiltà, d’entusiasmo, di spirito di servizio verso la collettività, di disinteressata, tenace operosità lega gli uomini di oggi dell’Archeoclub di Chieti a quel gruppo di pionieri che nel novembre del 1971 diede vita al primo direttivo, raccogliendo l’invito di Romolo Augusto Staccioli, presidente dell’appena costituito Archeoclub nazionale nonché docente di Etruscologia presso l’Università "G. D’Annunzio". Ne vogliamo ricordare i nomi: Filippo Lucio Austini, presidente, Arturo De Martiis, segretario, Adriano Antonucci, Lucio Di Gregorio, Michele Palermo, Enzo Bevilacqua, Giustino Fusco consiglieri. Fu l’inizio di un’avventura esaltante, che in breve coin volse decine e decine di appassionati. Il testimone passò successivamente, e per lunghi anni, nelle mani di Ascenzo Colangelo e, quindi, in quelle di Alfredo Carpineto prima di essere affidato, a metà del 2001, a Gregorio Di Luzio. Ciascun presidente ha dato la propria impronta ad un periodo della storia del Club sulla base delle personali tendenze, ma identica è stata la passione, come costante si è rivelato il con tributo di idee e di fattivo impegno fornito da quanti hanno condiviso con loro la responsabilità della conduzione del club. Troppi i nomi per farli tutti; ed allora ci limiteremo a quello di chi, fino al giorno della sua prematura scomparsa, è stato dell’Archeo teatino una presenza costante e preziosa, la memoria storica, l’oculato amministratore, l’appassionato ricercatore: Arturo De Martiis. L’aver, come primo atto della nuova gestione, intitolato a lui il sodalizio è stato da parte dell’attuale direttivo riconoscimento doveroso e dichiarata volontà di riallacciarsi ad un passato che ha contributo a diffondere l’amore per l’archeologia in strati sempre più vasti della popolazione. Trent’anni di attività. Ecco riaffiorare alla memoria la mostra iconografica "Chieti del passato" tenuta al Museo nazionale tra la fine del 1974 e gli inizi del 1975; la pubblicazione "Rete idrica e cisterne romane" di Arturo De Martiis; il ciclo di lezioni su "Introduzione all’archeologia" magistralmente tenute da Romolo A. Staccioli; la segnalazione al Comune perché venissero adeguatamente tutelati gli ultimissimi resti della storica Porta Monacisca; il "censimentoinventario dei beni culturali di Chieti"; la prima conferenza, era il 1978, su "Il volto storico di Chieti in 100 anni di urbanistica" tenuta da chi un giorno sarebbe diventato presidente del Club, Gregorio Di Luzio; la mostra fotografica "della città e degli stemmi di quanti contribuirono a farne la storia"; la protesta per i lavori a Fonte Cruciani; le giornate di studi sul tema "Ai confini del mondo antico"; la proiezione del documentario "Viaggio nella Chieti sotterranea"; le conferenze di Alfredo Carpineto, Camillo Gasbarri, Mario Stumpo e Giuseppe De Tiberiis rispettivamente su "Chieti agli inizi dell’800: vita religiosa e civile", "Pittori napoletani a Chieti nei secoli XVII e XVIII", "Gabriele d’Annunzio, un amico della musica", "Romualdo De Sterlich: l’illuminista e la città"; ed ancora le gite in ogni angolo d’Abruzzo e d’I talia, queste sì difficili da enumerare anche solo a campione; le mostre "Chieti Scalo tra ’800 e ’900, primo insediamento industriale" e "Chieti nelle stampe e nelle vedute artistiche"; la proficua collaborazione con il Rotary teatino per il restauro dell’edicola votiva del XVII secolo che oggi si può ammirare recuperata in vico Storto S. Ferdinando; la conversazione di Carpineto su "La città vescovile", ospite il presidente nazionale dell’Archeoclub avv. Walter Mazzitti; il congresso nazionale su "Il teatro romano a Chieti. Recupero e prospettive"; la mostra "Immagini di Chieti", rassegna di quadri aventi per oggetto la nostra città realizzati da artisti abruzzesi operanti tra gli anni 20 e 40 del ’900; la conferenza della prof.ssa Luciana Tulipani sui "Ritrovamenti in largo Barbella"; la serie di concerti realizzati in collaborazione con l’Ensemble Malipiero; la mostra degli stemmi degli arcivescovi teatini; la redazione di schede riguardanti i palazzi storici e le chiese della città. In ultimo ricordiamo, non certo per l’importanza, il contributo che l’Archeoclub ha dato per la non "demolizione, mirata a recuperare soltanto due posti auto", la quale avrebbe cancellato una interessantissima struttura del ’600 utilizzabile per mostre, esposizioni, uffici. È più recente, invece, il primo risultato messo a segno dal Consiglio direttivo: la stipula di una convenzione con il Ministero per i Beni e le attività culturali, e per esso con la Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo diretta da Anna Maria Sestieri, per collaborare alla valorizzazione del patrimonio artisticoculturale della regione. Il momento d’avvio di quest’accordo, che riveste notevole importanza per l’Archeoclub nel suo insieme e non solo per la sede di Chieti, si è concretizzato nella preziosa opera che dall’estate scorsa nostri giovani soci volontari hanno cominciato a fornire per la sorveglianza, la vigilanza, l’accoglien za e l’informazione di quanti visitano i due musei archeologici cittadini, il Nazionale e quello della Civitella. La loro presenza ha già ricevuti lusinghieri attestati per la preparazione e la cortesia dimostrate e ha consentito l’apertura al pubblico dei due musei anche in giorni e orari altrimenti preclusi. In uno spirito di reciproca collaborazione la Soprintendenza ha, da parte sua, fornito la propria disponibilità a far partecipare nostri soci alla campagna di scavi che si terrà a breve in contrada Comino di Guardiagrele. Il secondo obiettivo centrato è stato quello d’aver avviato con l’Università "G. d’Annunzio", grazie alla disponibilità dimostrata dal rettore Franco Cuccurullo, un dialogo che ha avuto il suo primo momento ufficiale nella conferenza su "Archeologia per professione, Archeologia per passione", tenuta da Anna Maria Giuntella, ordinario d’Archeologia medioevale presso l’Ateneo teatino.