La caccia col falcone
TERMOLI (CB)
Presso la sala consiliare del Comune di Termoli si è tenuto un incontro, promosso dalla sede locale di Archeoclub d’Italia con la collaborazione dell’Amministrazione comunale e del Rotary Club, per presentare il trattato di Federico II sull’"Arte di andare a caccia col falcone", relatrici Anna Laura Trombetti, docente di Antichità e Istituzioni medievali presso l’Università di Bologna, e Valeria Braidi, ricercatrice presso lo stesso ateneo. Il volume si divide in cinque parti, nelle quali, con un latino limpido e scorrevole, si tratta della morfologia dei falchi, dei mezzi a disposizione del falconiere e dei tre tipi di caccia col falcone. Il testo è estremamente complesso, precisa la prof.ssa Trombetti, e si può defi nire a tutti gli effetti un’opera scientifica, quindi un trattato che parte dalla classificazione degli uccelli, prede e predatori, con una descrizione anatomica e comportamentale che offre l’occasione per descrivere anche le varie tecniche venatorie, passando dai falchi ad altri tipi di uccelli. La falconeria era appannaggio delle classi nobili, perché era un’arte estremamente complicata e raffinata, che non si esercitava per avere della selvaggina ma per compiacersi dei voli degli uccelli. L’addestramento del falco tendeva a fargli cacciare prede di dimensioni molto superiori alle sue. Le prede più ambite erano le gru e gli aironi, mentre i falchi più piccoli erano addestrati alla caccia di uccelli da palude.
Elisabetta Pezzola