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Chiese Aperte | Isola del Lazzaretto Nuovo
CHIESE APERTE – Campagna nazionale

Elenco proposte

Sede locale di CASAMASSIMA
• Chiesa e Orfanotrofio dell'Addolorata
 
La chiesa è chiusa al culto da diversi decenni mentre per quanto riguarda il Convento da diversi anni si sta tentando il suo recupero.
La fondazione
Il sacerdote Don Domenico Console, citato per i suoi alti meriti nel Libro d’oro della Provincia , nacque a Casamassima nel 1739 nella Sciesciola (Strada del forno delle Monache). Divenuto sacerdote Primicerio della Chiesa Matrice, pensò di istituire una casa ricovero per orfanelle povere e sottrarle alle attenzioni di gente senza scrupoli. Nel 1794, con l’aiuto economico delle gentildonne Agnese ed Arcangela Birardi, comprò il grande palazzo di Don Bellisario de Bellis (Giudice della Gran Corte della Vicaria ) trasferitosi definitivamente a Napoli. Dopo aver onorato il pagamento di ducati 2010, il 21 febbraio 1795, il magnanimo sacerdote inoltrò la domanda alla Real Camera di Santa Chiara in Napoli per istituire in Casamassima un “Orfanotrofio” sotto il titolo “Maria SS.ma Addolorata”. L’autorizzazione fu rilasciata con Real Decreto di Re Ferdinando IV in data 10 settembre 1796.
Il 7 maggio 1798 fu spedita a Casamassima anche una pergamena contenente il Real Privilegio sottoscritto dal Sovrano e dai Ministri della Real Camera di Santa Chiara. Le prime dodici orfanelle ospitate nell’istituito Orfanotrofio Addolorata vestirono e seguirono le regole dell’ Orfanotrofio di Sant’Antimo di Napoli. Gli abiti, che richiamavano quelli di altre religiose conventuali, rendevano l’aspetto delle ragazzine simile a quello di piccole monache.
Il popolo minuto indicò pertanto quel pio luogo di gratuita ospitalità e cultura come “le Monacelle”.
Nel 1800, il già elogiato benefattore, in Vico San Donato (così si chiamava l’attuale Chiasso Carità), dopo aver acquistato delle vecchie abitazioni a ridosso della Torre de Bellis e della muraglia di ponente, le fece demolire per edificare la Chiesa dell’Addolorata onde offrire una maggiore comodità alle orfanelle e alle educatrici.
La chiesa cambiò denominazione da quando vi venne trasferita dalla Chiesa della Madonna delle Grazie dove prima operava, l’Unione del Sacro Cuore.
Il Conservatorio musicale Il solerte sacerdote,nel periodo della “parentesi francese” volle ampliare le attività culturali dell’Orfanotrofio con l’insegnamento di musica e canto.
Il giorno 11 giugno 1812, la regina Carolina, consorte di re Gioacchino Murat, emise il Real Decreto che consentiva l’istituzione di un “Conservatorio Musicale per donzelle povere” nello stesso Orfanotrofio Addolorata.
Tale Conservatorio di musica si dotò sin dal 1812 di un maestro di Cappella. Nel 1840 fu nominato Ottavio Festa, titolare dal 1841 anche della Basilica di San Nicola di Bari. Se Mons. Garruba nella sua opera “Serie Critica dei Sacri Pastori Baresi”, aveva messo già in evidenziato la “fama”del Conservatorio musicale dell’Addolorata in Casamassima, a parlare dell’originalità dello stesso, è stato di recente il prof. Pierfranco Moliterni nella “Storia di Bari, L’Ottocento” (Bari Editori Laterza, 1994 pagg. 541-545 a cura di Francesco Tateo.
“… A ben guardare , l’originalità del Conservatorio dell’Addolorata in Casamassima, sta tutto nell’esclusività femminile delle frequentanti, e nella relativa apertura verso il mercato musicale, pronto a fornire specifica competenza artistica a chi ne richiedeva le prestazioni, monasteri o famiglie private comprese.”
Il Conservatorio di Casamassima si impose nell’ambiente provinciale, otto delle sue allieve vennero in seguito segnalate come maestre di musica nel Monastero di San Giacomo in Bari ed in altri conventi della Provincia.
LA CHIESA: Facciata
Di stile barocco, ha paramenti di conci in pietra lavorata.ed è delimitata da due paraste. Il portale è sormontato da piccola trabeazione. Sull’architrave si legge il nome del fondatore: “D. Domenicus Consule Fundator -1800” e nel fregio “Magnum pietatis opus”.Sulla trabeazione vi è una cartella con una iscrizione poco leggibile. Il Frontone aperto al centro da una finestra sagomata si conclude con un fastigio curvilineo con alle estremità due acroteri posati su plinti sovrapposti. Nella parte posteriore si erge l’elegantissimo campanile diviso in due piani da largo cornicione mistilineo aggettante. Il primo piano ha monofore con arco a ghiera e lesene angolari coronate da capitelli dorici: Quello superiore ha parapetto balaustrato ed è aperto nei quattro lati da monofore arcuate a doppio profilo, sormontato da cornici a volute; gli angoli smussati sono ornati in alto da cartocci con ciondoli pendenti e sovrastanti capitelli dorici aggettanti. Si conclude con la caratteristica cipolla barocca poggiante su base parallelepipeda aperta da oculi.
Interno Ad unica navata, (mt. 10,30 X 5,90) con tre cappelle per ogni lato, suddivise da lesene.
Sul lato sinistro, la prima cappella presenta un altare in pietra con mensa sorretta da volute ornate da foglie in rilievo. Al centro del paliotto, contenuta in cornice circolare a triplice profilo con raggiera, è una croce greca dai bracci sagomati. I pilastrini laterali sono ornati da scudo con ciondolo pendente. Su questo altare con i restauri avvenuti nel 1934 venne sistemata la pala in cornice dorata, raffigurante l’Addolorata.
Questo quadro originariamente si trovava sull’altare maggiore come risulta da un inventario del 23 giugno 1811.
La vergine vestita di bianco e manto azzurro, è seduta davanti alla croce, col capo reclino,gli occhi socchiusi, i capelli fluenti sulle spalle e le mani congiunte posate sulle ginocchia. Ai lati della Croce, testine di angeli. A destra un cherubino alato, con le spalle in parte rivolte alla Vergine , sembra voler sottrarre alla sua vista la corona di spine e la scritta INRI.
Nella seconda cappella di sinistra, in una grande cornice di gesso sagomata, con sovrastanti volute e festoni a foglie intrecciate, vi era il dipinto su tela centinata raffigurante “La morte di San Giuseppe”. Disteso su un letto, il Santo è assistito dalla Vergine e da Gesù che gli sorregge con la destra la mano. In alto un Angelo con una corona di rose. Ai piedi del letto un cherubino ha nella mano destra il bastone fiorito e nella sinistra un giglio. A terra un libro aperto su cui si legge: “BENEDIXTIQUE DOMINUS-DOMUN AEGIPTIPROPTER IOSEPH - GEN. C 39”
Nella seconda cappella di destra invece, si poteva ammirare il dipinto su tela raffigurante l’Arcangelo Raffaele, in tunica bianca e sopraveste rossa che addita il pesce che Tobia reclinato, sta per catturare, sullo sfondo di una vasta pianura collinosa alberata.
Tra gli abachi delle lesene ornate da capitelli dorici., sporgono, su cornici sagomate i coretti a graticci bombati. La volta è a padiglioni con fondo piano. L’altare maggiore , in marmi policromi, ha la mensa sorretta da pilastrini con sovrapposte volute. Al centro del paliotto è raffigurata in rilievo l’Ultima Cena in marmo bianco. Nel primo gradino è inserito il tabernacolo in marmo bianco variegato con colonnine binate agli angoli, portanti una piccola trabeazione . Sulla portella in argento sbalzato è raffigurata in altorilievo, la Colomba su nuvola da cui si diparte un’ampia raggiera: sotto il monogramma A M (Maria Addolorata). La porticina è sormontata da un’altra Colomba su nuvola a tutto tondo in marmo bianco.
L’altare è sormontato da nicchia contornata da larga cornice a diversi ordini in cui vi erano racchiuse (dopo il restauro del 1934 )le statue del sacro Cuore e di Santa Margherita Maria. Ai lati, in altre due nicchie vi erano le statue a destra di Santa Teresa e a sinistra di Santa Fara con pastorale e spighe di grano nella destra e con libro aperto nella sinistra su cui si legge: “Qui seminant in lacrimis in exsultatione metent”.
Dal suddetto inventario del 1811 apprendiamo anche che la chiesa era dotata di un preziosissimo organo a sette registri.
Con i restauri del 1934 furono rimossi gli antichi arredi compresa la bella loggia centrale del matroneo e venne sostituito anche l’antico pavimento di mattoni maiolicati.
Le tre tele sopra citate furono affidate negli anni ’80 del secolo scorso al parroco della chiesa Matrice di Casamassima dove sono tuttora custodite.

Per informazioni

Angelo Campanella
Via Leonardo Da Vinci, 85 - 70010 - Casamassima (BA)
Tel. 080/679217