I MUSEI gestiti da Archeoclub d'Italia Penne (PE) Museo Archeologico MAP |
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"Nel disegno espansivo museale della nostra città, l’antichissima Diocesi pennese, con l’altra ala dell’Episcopio, ha consentito la realizzazione del Museo Archeologico Vestino intitolato al grande archeologo, nostro concittadino, barone Giovanni Battista Leopardi, cui si deve un ruolo significativo nella conoscenza archeologica della nostra area, anche attraverso una raccolta eccezionale di reperti, parzialmente presenti in questo Museo. Il progetto, curato dalla Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo e dall’Università di Chieti, ha consentito il restauro e la ristrutturazione di un così prestigioso edificio storico e l’istituzio ne di un museo tanto sentito dalla popolazione vestina e fin dal 1903 sollecitato dal padre del nostro barone Leopardi, anch’egli ispettore onorario alle Antichità e Belle Arti. Le ricerche preistoriche nell’area vestina, per il vasto territorio dell’antica Pinna, abitato come le prime aree di insediamento abruzzese almeno da 700.000 anni, comprendono un periodo che si spinge indietro fino a 400.000 anni fa, con giaciture litiche che riguardano tutto il Paleolitico, fino a quello superiore del "Bertoniano", in quell’ambiente privilegiato dai cacciatori e raccoglitori lungo il bacino fluviale del Tavo nei comuni attuali di Penne e di Montebello di Bertona, da cui prende il nome un a spetto del gravettiano italiano, il "Bertoniano" appunto, studiato dal barone Leopardi nel sito all’aperto da lui scoperto in Campo delle Piane ed ora oggetto, da sette anni, di campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo e dai ricercatori del "Centre National de la Recherche Scientifique" presso la Sorbona di Parigi. Dando uno sguardo alla prima carta storica d’Italia (Mondadori 1971 – Storia Illustrata), quella riflettente la situazione più antica del territorio fino al V sec. a.C. (epoca in cui gli Etruschi declinano come potenza mediterranea, Roma inizia la sua ascesa, i Sanniti raggiungono l’apice della loro potenza, i Fenici e i Greci dominano la punta e strema dello "stivale" e le isole, con Siracusa prima potenza economica e militare in Italia), si vede senza equivoci come l’attuale territorio costituente l’Abruzzo fosse dominato da due città, Teate e Pinna, e da un porto, Histonium, con Pinna capoluogo dei Vestini ed una florida economia basata su agricoltura, laterizi e terrecotte. Quella che, poi, ai Romani apparirà come la "vetustissima" (Pietro Marso) Pinna, parteciperà attivamente, all’interno della Confederazione Sannitica, alla difesa della libertà e nazionalità degli Italici, scontrandosi nel 326 a.C. sul proprio territorio vestino con le forze di Roma e partecipando nel 321 a.C. alle forche di Caudio, le famose "forche caudine", a quello scontro in cui l’esi stenza di Roma venne seriamente compromessa. Innalzata dai Romani alla condizione di Municipio dopo le guerre sociali (con Quattuorviri come magistrato supremo ed un Senatus Municipalis), Pinna fu "la più libera e la meno obbligata verso Roma, come dice Gallio, tra tutte le città Italiche" (Idido Ludovisi). L’affascinante storia di quella nostra civiltà, fiorita col nome di vestina durante l’Età del ferro ed ancora prima attestata sulla nostra città, se dai recenti scavi condotti dalla Soprintendenza più volte ricordata, nell’acropoli dove sorge il Duomo, è venuta la prova stratigrafica della continuità della città fino al XIII secolo a.C., ci riconduce dalla preistoria alle prime organizzazioni delle popolazioni italiche che diedero luogo alle originarie unità politiche da cui prese l’avvio la storia italiana. Quel nostro territorio vestino, transmontano da giù fino al mare e unito a quello cismontano da Forca di Penne, costituente gran parte delle odierne province di Pescara e dell’Aquila, dal mare Adriatico verso il Gran Sasso all’interno del lungo tragitto fluviale del PescaraAterno, rappresentò fino all’Italia feudale una civiltà che per 2.500 anni trovò in Penne il suo ideale di guida e di eroismo. Le vicende successive, con alterne fortune che spesso la riportarono in primo piano, videro la nostra città per altri 1000 anni, fino alla costituzione nel 1927 della Provincia di Pescara, sempre attiva nella sua funzione storicogeografica di centro aggregante la sempre più ridotta propria circoscrizione territoriale. Aiutati dalla lungimiranza dei nostri arcivescovi, Monsignor Jannucci prima e Monsignor Cuccarese poi, cui va per sempre la nostra riconoscenza, e dallo sforzo costante e illuminato della nostra Soprintendenza, che di certo ci seguirà nei futuri sviluppi di questo nostro splendido museo, che dovrà diventare sempre più rappresentativo dei Vestini, come lo fu Pinna, possiamo realizzare questo sogno nella memoria delle nostre cose passate. Da quassù, da questo luogo sempre sacro, sono state scritte le pagine di sofferenza e di luce, di sacrificio e di gloria della nostra lunga storia cittadina. Dobbiamo cogliere, attraverso questi oggetti, i segni del nostro passato, delle nostre radici italiche e suscitare nostalgia dai reperti che parlano dei nostri avi, che documentano la loro vita quotidiana, la loro storia. Al passato perduto convogliamo i nostri cuori almeno per un po’ e torneremo a passeggiare, tra commozione e sogno, nel magnifico giardino della nostra infanzia vestina." Lucio Marcotullio, sindaco di Penne
UNA VISITA AL MUSEO Il Duomo, posto alla sommità del colle omonimo della città di Penne, rappresenta l’emergenza architettonica predominante di un complesso monumentale che comprende altri due elementi architettonici rilevanti posti ai due lati della struttura basilicale: il museo "civicodiocesano" sede di una collezione di arte sacra e, fino ad ora, anche di una parte non trascurabile della collezione Leopardi e la sede vescovile trasformata oggi nel "Museo archeologico Leopardi". Le particolari caratteristiche archeologiche e architettoniche, risultato di vicende storiche e urbane millenarie, fanno di questo sito un luogo fondamentale e privilegiato della cit tà. In particolare, alcune tipologie edilizie, l’insieme degli spazi di relazione e le connessioni esistenti tra i diversi elementi architettonici, hanno confermato le indubbie vocazioni museali del sito e dell’intero complesso monumentale destinato ad assumere, anche a seguito della realizzazione del Museo Archeologico Leopardi, il ruolo di vero polo museale della città. Inoltre l’aver scelto una tale localizzazione per una funzione "forte" come quella del museo può contribuire ad innescare, in una parte della città come è quella del colle del duomo caratterizzata da fenomeni di degrado e abbandono del centro sto rico, processi di recupero e di rivitalizzazione sociale oltre che urbana. La sede vescovile, in particolare, ha una struttura architettonica che insiste su un sito antichissimo e che è il risultato di trasformazioni continue anche recenti: si tratta di una struttura ampiamente rimaneggiata la cui qualità architettonica risiede soprattutto nella posizione privilegiata e nel ruolo urbano che gioca all’interno del complesso monumentale. Essendo poi addossata ad una parete del Duomo, con il quale è fortemente connessa, essa è articolata su due livelli ed è contornata da un giardino che avvolge l’intero complesso e che permette di "riscoprire" uno straordi nario affaccio sulla città di Penne. La disposizione degli ambienti, soprattutto al primo livello, e la disponibilità di superfici da destinare all’insieme delle attività museali e alle funzioni connesse, ne hanno fatto una sede ideale per ospitare definitivamente un Museo Archeologico della cultura vestina concepito secondo aggiornati criteri espositivi.
GLI ALLESTIMENTI L’idea che ha guidato la progettazione degli spazi museali ha avuto, sin dall’inizio, due principi importanti: • la volontà di interpretare e "assecondare" le vocazioni tipologiche dell’edificio rispettandone sostan zialmente le logiche spazialidistributive, rispettando cioè, e magari valorizzando, quelli che sono gli originari rapporti spaziali e dimensionali degli ambienti esistenti e riconoscendo le unità "morfologicospaziali" quali ad esempio il complesso aulavolta. • la necessità espressa dalla Soprintendenza Archeologica, di poter creare un apparato espositivo flessibile e facilmente modificabile nel futuro in rapporto, ad esempio, all’evoluzione di ricerche archeologiche. A queste premesse il progetto ha risposto con la definizione di "sale espositive" individualmente riconoscibili, concatenate e collegate tra loro semplicemente da porte nelle quali un apparato espositivo formato da modulivetrina pannelli disposti secondo una fascia continua, avvolge le sale come una sorta di nastro "narrante": il "racconto", articolato dall’incessante susseguirsi di vetrine e pannelli, è realizzato per mezzo di una "controparete" attrezzata che, mentre avvolge le singole sale, nascon de alla vista l’alimentazione di pannelli e vetrine; queste ultime dotate di illuminazione autonoma con fibre ottiche. Se il perimetro delle pareti delle sale è caratterizzato dalla continuità dei moduli vetrinapannelli, il loro centro è vuoto, con la sola eccezione della sala 5 dove c’era l’esigenza di esporre una sepoltura proveniente dalla necropoli di Nocciano. Qui il centro è "riempito" dalla presenza di un contenitore, un involucro ligneo a pianta ottagonale con feritoie per mezzo delle quali si propone un originale approccio visivo alla sepoltura. Pierluigi Natalucci
IL PERCORSO ESPOSITIVO Esso si articola all’interno di 10 sale relative ad un’ala dell’Episcopio della Diocesi di Penne. Il progetto del percorso di visita, redatto da una èquipe mista composta da architetti ed archeologi, è stato creato unitamente ad un progetto grafico che ha avuto il compito di congiungere tutte le sale del museo a partire dalle scelte di tipo cromatico, effettuate sulle pareti delle singole stanze, sulle stoffe d’arredo fino ad arrivare ai pannelli didattici. Questi ultimi, realizzati con l’ausilio di supporti informatici, oltre ad avere il compito di illustrare i contenuti archeologici specifici, si propongono al visita tore con una partitura dei testi e con una veste grafica accattivante. Nell’ambito del percorso espositivo assume particolare risalto la sala degli stemmi vescovili che ospita la collezione Leopardi, che raccoglie i frutti di circa un trentennio dell’attività di scavo del barone. L’allestimento segue un percorso cronologico che va dal Paleolitico al Medioevo. Fra i materiali di età preistorica e protostorica presenti nel museo sono compresi quelli di Campo delle Piane (Montebello di Bertona) relativi ad un accampamento all’aperto del Paleolitico superiore, quelli del villaggio neolitico di Pluviano e, sempre da Campo delle Piane provengo no i materiali relativi ad un villaggio databile tra la fine dell’età del bronzo e gli inizi dell’età del ferro. Le testimonianze risalenti al periodo italico del territorio vestino sono relative alla presenza pressoché esclusiva di necropoli, tra le quali si trovano Colle Fiorano, FarinaCardito, Vestea, Montebello, Loreto Aprutino e Nocciano. Il periodo tardo ellenistico è testimoniato dal ricco corredo di una tomba a camera proveniente dalla contrada ArceConaprato. Infine sono presenti i materiali relativi alla occupazione del sito di Penne dall’età imperiale al Medioevo, testimoniata dai recenti scavi effettuati all’interno del tessuto urbano. I testi risultano brevi e semplici, ritmicamente scanditi e corredati da numerose immagini grafiche e fotografiche dotate di relative didascalie. Come ulteriore elemento di corredo alla pannellistica informativa, si è scelto di rendere più facile l’individuazione dell’ambito cronologico trattato attraverso una serie di fasce colore poste superiormente ai pannelli, arricchite dalla presenza di diversi oggetti indicati come "fossili guida" in grado di evocare e racchiudere in se stessi il significato del tema trattato. Ad esempio, per i pannelli dedicati al Paleolitico dell’area vestina, come "fossile guida" è stato scelto un nucleo di selce di Campo delle Piane mentre, per i pannelli relativi al Neolitico è stato scelto un frammento di vaso a figura umana proveniente dagli scavi del villaggio di Catignano. Sono presenti, nell’ambito del percorso di visita, anche altri tipi di supporti informativi che seguono nuove logiche di comunicazione nuove e diverse; si tratta di specifici pannelli definiti retroilluminati e retroproiettati. Nel primo caso è l’utente che viene coinvolto nella lettura del pannello informativo attraverso una semplice e diretta interazione (la pressione di alcuni pulsanti) che permette di illuminare dal retro e per un breve periodo (predefinito da un timer) le imma gini (foto e/o disegni) di corredo al testo. Al centro di ogni pannello sono presenti anche dei piccoli vani di forma rettangolare adeguatamente illuminati lungo il perimetro, all’interno dei quali sono stati sistemati alcuni oggetti archeologici significativi rispetto ai testi esplicitati nel pannello stesso, corredati e arricchiti da fondali di ambientazione di tipo grafico (disegni realizzati al tratto). Nel secondo caso invece, lo spazio individuato per l’inormazione è stato risolto da un lato da contenuti scientifici esplicitati con elementi di semplice ed accattivante grafica, dall’altro attraverso delle immagini retroproiettate da una finestra appositamente a perta sul piano del pannello. I pannelli retroproiettati si trovano ad illustrare, nella sala del paleolitico, il territorio compreso nell’area vestina e, nella sala dell’età del bronzo, attraverso il ricorso all’archeologia sperimentale, i processi di manifattura della ceramica.
LE TAVOLE DIDATTICHE Lungo il percorso di visita, in punti strategicamente individuati, sono stati inseriti alcuni accattivanti momenti conoscitivi che hanno lo scopo di stimolare e ravvivare l’interesse dell’utente in maniera mirata verso contenuti e contesti di complessa divulgazione. Si tratta per l’appunto di 2 tavole didattiche diverse tra loro sia per il contenuto scientifico esplicitato che per la tecnica di rappresentazione utilizzata; la prima è una Tavola Geologica di Ricostruzione Ambientale realizzata ad olio su tavola in cui si è cercato con un unico "colpo d’occhio" di sintetizzare alcuni aspetti della vita quotidiana vissuta durante il Paleolitico superiore nell’area territoriale al disotto degli impervi pendii del Gran Sasso d’Italia. La seconda tavola didattica invece dal titolo "I letti d’Abruzzo di Età tardo ellenistica" rappresenta la prima ed unica sintesi conoscitiva sul tema presente attualmente nella nostra regione, ed è realizzata invece con artifici grafici computerizzati; intorno alla ricostruzione virtuale in 3D del noto letto funebre di Collelongo (AQ) "esplodono" parti significative (frammenti di diversa forma e grandezza) di numerosi altri letti ritrovati in scavi archeologici antichi e recenti.
RICOSTRUZIONE DELLA TOMBA ITALICA Nella sala 5 dedicata a "L’area vestina nel periodo italico" è stata allestita la ricostruzione di una tomba maschile, probabilmente appartenente ad un guerriero, scavata negli anni ’80 nella necropoli di Nocciano dalla Soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo. Questa ricostruzione, significativa per la qualità dei reperti rinvenuti in situ (una caldaia di bronzo, una spada, una coppia di calzari, una fibula, ecc.) è inserita in un particolare involucro ligneo di forma ottagonale. Attraverso numerose fessure verticali realizzate su tutte le pareti dell’involucro è possibile osservare da posizioni diverse e in un modo nuovo, la ricostruzione a rilievo del defunto coperto con un sudario di tela grezza su cui sono posizionati, come al momento del ritrovamento, i reperti relativi al corredo.
MAP Museo Archeologico di Penne
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