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TRINITAPOLI

Elenco Restauri

Il culto mariano a Trinitapoli viene a coincidere essenzialmente con la devozione alla Madonna di Loreto, la cui venerazione risale ai primi secoli dopo il Mille. Secondo la leggenda, fu un pastore di nome Loreto a scoprire l'immagine della Vergine, situata su di un muro prospiciente il tratturo che collegava Tressanti al ponte sull'Ofanto, e che era battuto in settembre e in maggio dai pastori abruzzesi con le loro greggi. La sacra effigie era quasi completamente nascosta da una fitta siepe. Loreto alimentò il culto a questa Madonna tra gli abitanti della zona, preoccupandosi tra l'altro di non far mai mancare l'olio necessario a tenervi accesa una lampada, e alla fine la Vergine fu denominata "dì Loreto", proprio dal nome di questo fedele custode di armenti. Fin qui la leggenda.

La ricerca storica, invece, tenendo presente quello che era il paesaggio agrario e il contesto socio-economico della Puglia alle origini del Basso Medioevo, ha inficiato tale versione, insieme all'altra che riteneva opera dei monaci Basiliani l'affresco della Vergine. Si è propensi a credere, invece, che la presenza della effigie lauretana in un quadro agro-pastorale com'era la piana del Tavoliere nel cuore dei Medioevo, brulicante di contadini, messari e pastori, sia da attribuire all'intento devozionale di qualche piccolo proprietario o massaro dei luogo, la si possa cioè considerare una "pittura votiva" voluta e commissionata da qualche esponente del mondo rurale locale. E comunque importante il fatto che la Cappella sorta in quel luogo fini col diventare, come in altri alti della Puglia, centro di culto e quindi "santuario" per tutta la zona circostante e in specie per il Casale della Trinità, che sorgerà in seguito nelle vicinanze. E si può quasi dire che il paese crescerà parallelamente al crescere del "fenomeno" lauretano, che vedeva la dimensione culturale farsi sempre più vistosa con il passare dei secoli. I Cavalieri di Malta, ad esempio, si preoccuperanno di non far mancare mai la Messa al sabato nella "Cappella extra moenia di S. Maria di Loreto". Ma saranno i devoti con i loro lasciti, offerte, ex voto a tener vivo e ad incrementare il culto lauretano in questo centro di fede mariano.

Con una richiesta inoltrata alla Soprintendenza per i beni Ambientali, Architettonici, Artistici e storici della Puglia di Bari da parte dell'Archeoclub sezione di Trinitapoli in data 30 ottobre 1985, cominciava l'avventura dei restauro dell' "affresco" posto sull'altare maggiore dei Santuario B.M.V. di Loreto in Trinitapoli, raffigurante la "Madonna di Loreto". In data 4 gennaio 1986 la Soprintendenza di Bari richiedeva al Parroco della Parrocchia B.M.V. di Loreto in Trinitapoli, d. Giuseppe Pavone, la relativa documentazione per avviare i lavori. I lavori di restauro furono commissionati, nei primi mesi del 1986 al dott. Oronzo Liuzzi, il quale si preoccupò di stendere una relazione dettagliata dei dipinto murale. L'opera della "Madonna di Loreto" ha dimensioni di cm.80 x.100, dipinto, presumibilmente ad "a fresco"

Nel 1985 il dipinto era in uno stato di degrado, soprattutto nella parte inferiore, dove la pellicola pittorica tendeva a distaccarsi dall'intonaco e a spolverarsi. li dipinto era alterato dalla presenza dei sali solubili, dal numerosi rimaneggiamenti avvenuti in varie epoche (c'erano molte zone dipinte a tempera), dai chiodi conficcati nel dipinto che servivano a reggere gli ex voto. Il dipinto murale che riprende motivi strettamente popolari, è di un inestimabile valore di culto per gli abitanti di Trinitapoli.I lavori di restauro sono consistiti nell'asportazione dei numerosi fili elettrici posti ai lati ed alla base del dipinto, nel consolidamento esterno poiché parte del pigmento pittorico si spolverava, parte della pellicola pittorica aveva perso coesione e si distaccava dall'intonaco. È stato consolidato, laddove era necessario, l'interno del dipinto. I fori sono stati chiusi con calcina, i sali solubili sono stati eliminati con impacchi d i acqua distillata.

Sono stati effettuati, secondo le indicazioni della Soprintendenza, piccoli saggi per constatare l'esistenza o meno di qualche altro dipinto presente al di sotto dell'attuale. Accertato, poi , che il colore di fondo, ed esattamente il rosso porpora, era uno degli ultimi rimaneggiamenti e visto che danneggiava notevolmente la fruizione completa delle figure, lo si è asportato non meccanicamente, bensì, mediante impacchi di solvente adatto. Da questo lavoro di ablazione è emerso sul fondo un accenno di trono, ben visibile, di colore rosso, su cui siede la Vergine con il Bambino in braccio. L'operazione di restauro con interventi ad acquerello 'sottotono' ad astrazione cromatica, ha riportato l'opera, nel rispetto della stessa, ad una lettura più chiara e alla devozione dei fedeli di Trinitapoli.