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08/03/2006
FIRENZE - REPORTAGE DALLA PICCOLA ITALIA



CRONISTORIA DEL VIAGGIO DELL'ARCHEOCLUB DI FIRENZE NELLE MARCHE
30 SETTEMBRE 2 OTTOBRE 2005


venerdì 30 Settembre - ore 6,30 - partenza per S. Benedetto del Tronto, base del viaggio nel Piceno.

In epoca preromana il Piceno aveva come confine a nord il fiume Foglia ed il Pescara a sud, quindi comprendeva anche parte dell’Abruzzo. In epoca romana il Piceno si restringe alla V Regio Augusta, escludendo l'Abruzzo. Pare che il nome Piceno derivi da "picus" picchio, che era l'emblema dei Sabini dal cui gruppo etnico derivarono i Piceni; la loro emigrazione veniva ricordata con una festa di primavera detta "primavera sacra". La civiltà dei Piceni non fu particolarmente importante, subì influenze esterne greche, etrusche, egizie e infine romane. Le notizie di questo popolo le abbiamo più tardi dagli storici romani, perché i loro scritti sono pochi e difficilmente decifrabili.
I Piceni restarono in pace fino all'arrivo dei Galli Senoni che si spinsero fino al fiume Esino; i Piceni restarono a sud di tale fiume e pessimi furono i rapporti fra i due popoli. Nel 285 a.C. i Piceni si allearono con i Romani, ma si trovarono a loro assoggettati e persero la loro autonomia. Ascoli fu considerata città
federata, ma quando scoppiò la guerra sociale per la richiesta degli Italici, fu Ascoli a guidare la rivolta e infatti nel teatro della città furono uccisi i magistrati romani: (90 - 88 a.C.).
Roma nell'88 concesse la cittadinanza romana alle città italiche. La città romana era attraversata dalla Via Salaria che entrava in Ascoli dalla Porta Gemina, tutt'ora intatta e usciva dal Ponte di Cecco sul torrente Castellano. Alla caduta dell'Impero Romano l'Ascolano entra a far parte del ducato Longobardo di Spoleto; quando vennero i Franchi fecero una diversa ripartizione territoriale, al posto dei Ducati furono istituite Contee e Marche. Alla diffusione del Cristianesimo ci furono le persecuzioni e sotto 1'Imperatore Diocleziano fu martirizzato il Vescovo Emidio, fatto poi santo e protettore della città di Ascoli.
Dal 1185 Ascoli diventa libero Comune e con la floridezza economica si creano significativi monumenti romanici come il Battistero e la Chiesa di S.Vincenzo e Anastasio di cui parleremo in seguito.
Mentre a sud dello Esino si formano i Comuni, a nord troviamo le Signorie. Nel 1502 Ascoli passa sotto il dominio pontificio, ma gli statuti dei Comuni restano fino al l8l6 perché le varie città legate dia particolari trattati con la Chiesa non hanno eliminato le autonomie comunali e Solo nel l8l6 Pio VII abolì gli statuti.
Fra il 1200 e il 1500 Ascoli annovera due illustri personaggi: NICCOLO' IV e SISTO V, due Papi provenienti dall'ordine francescano. Niccolo IV fu Papa dal 1288 al 1292; nel soggiorno a Costantinopoli dove si era recato nel tentativo di unificare le due chiese, apprezzò l'arte bizantina, specie nel campo dell’ oreficeria e promosse ad Ascoli le arti applicate. Fece costruire il Duomo di Orvieto e fece dono alla città di Ascoli di uno splendido piviale a ricamo inglese;, unico al mondo; egli è sepolto a Roma in S. Maria
Maggiore. Sisto V al secolo Felice Peretti, figlio di poveri contadini, nativo di Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, fu pontefice dal 1585 al 1590. Fu sostenitore dell'applicazione dei canoni del Concilio di Trento ; riformò i conventi e attese personalmente a migliorare la disciplina e la cultura del Clero. Sisto V è sepolto in S. Pietro. Tornando indietro nel tempo troviamo un altro famoso figlio di Ascoli, FRANCESCO STABILI detto CECCO D'ASCOLI (Ascoli 1269 - Firenze 1327), uomo di varia e bizzarra cultura, filosofo, astrologo, mago, autore del poema "L'Acerba", nella cui introduzione scrive una violenta polemica contro Dante perché non tollerava l'allegoria. Egli era legato alla superstizione ed alle credenze medievali che riteneva fosse vera scienza. Visse in varie città italiane; a Bologna fu accusato di eresia ed espulso, si rifugiò allora a Firenze e assunto come medico dal Duca Carlo di Calabria, ma avendo sparso offensive dicerie su Giovanna d'Angiò, figlia del Duca, cadde in disgrazia, fu processato dalla Inquisizione e arso vivo nel 1327. Si deve tuttavia dire che fu ritenuto degno di lode da Francesco Petrarca.
Un altro periodo di prosperità economica ed artistica per Ascoli si ebbe nel corso del sec. XV, penetrarono in città le forme rinascimentali ed ebbero grande seguito le botteghe di due grandi artisti; CARLO CRIVELLI pittore, e COLA DELL'ARATRICE pittore ed architetto. Carlo Crivelli nasce a Venezia nel 1430, cresciuto alla scuola dello Squarcione, nella cui bottega a Padova si riunivano artigiani ed artisti interessati alle innovazioni portate dalla Toscana da Donatello che lavorava a Padova alla Chiesa del Santo.
Un momento cruciale per Ascoli fu il tempo della Rivoluzione francese: i Francesi occuparono Ascoli nel 1799, ma la popolazione reagì con un movimento antifrancese, simile a quello di "Viva Maria" che si manifestò ad Arezzo e che ad Ascoli si chiamò "Insorgenza", ne fu protagonista Giuseppe Costantini, detto "Sciabolone".
Dopo l'arte rinascimentale trovò favore il barocco ed il Liberty nel 1900 con Adolfo de Carolis: esempio di Liberty è il Caffè Meletti in Piazza del Popolo. A causa dei frazionamenti politici della regione, in parte Comuni, in parte feudi della Chiesa, si sono create differenze di cultura e di lingua (la lingua di Macerata è "marca pura", quella di Ascoli "marca sporca") per cui dal singolare Marca si è passati al plurale Marche.
Nel pomeriggio ci rechiamo ad Ascoli per una prima visita e iniziamo dalla Porta Gemina da cui si entrava nella Via Salaria, nei pressi vediamo i resti del teatro romano e delle mura. Passeggiamo poi per il centro storico dove le strade mantengono il nome "rua" dal latino "ruga". La città appare severa e nobile nella sua struttura medievale, caratterizzata dal bel colore del travertino di cui sono fatti i palazzi, le Chiese e le svettanti torri. Ecco la Chiesa romanico-gotica dedicata a S. Giacomo con due bei portali ed il campanile sulla facciata; il ponte di Solestà del I sec. d.C. con un alto arco unisce le due rive del Tronto. Percorriamo Via Soderini, una delle più affascinanti, per gli eleganti palazzi in travertino e dove gli edifici sono stati di recente tutti ripuliti. Qui si trova la Torre Ercolani dei sec. XI-XII, la più notevole delle torri gentilizie a cui si appoggia il coevo Palazzetto Longobardo in conci con piccole bifore. La Chiesa più grande della Città è S. Pietro Martire, iniziata nel 1280 in stile romanico, ma che ha poi subito trasformazioni in epoca gotica. Nel rinascimento l'Architetto Cola dell’Amatrice realizzò la facciata e il portale classicheggiante. Mentre il portale laterale sinistro è barocco, dell'architetto Giosafatti. L'interno è attualmente in restauro. Di fianco alla Chiesa si trova la Piazza Ventidio Basso; Publio Ventidio Basso, ascolano, combatté nella guerra sociale contro Roma, ma divenne in seguito seguace di Cesare ed ebbe un comando nella campagna gallica; nel 46 a.C. fu senatore e dopo la morte di Cesare si schierò con Antonio. A lui è dedicato anche il teatro. In questa Piazza sorge la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, caratteristica per la facciata divisa in 64 riquadri, un tempo tutti affrescati, ha un ricco portale gotico ed un campanile a bifore. Una delle più antiche Chiese di Ascoli è Santa Maria in Vineis, risale al 1100, ha una facciata molto semplice ed un massiccio campanile isolato dalla chiesa, del 1200. Giungiamo in Piazza Arringo, molto ampia, rettangolare, è la più antica della Città, in epoca romana vi era il Foro. La piazza è delimitata dal Duomo, accanto in disparte s'intravede il Battistero più bello d'Italia (?), di lato sorge a destra il Palazzo Vescovile e a sinistra il Museo Archeologico che visitiamo col Dott. Fedeli; contiene interessanti reperti della civiltà picena e romana. All'uscita dal Museo si accendono le luci della città; che gioiello il Battistero illuminato! Ancora più emozionante è vedere Piazza del Popolo illuminata dove le luci creano vibranti chiaroscuri sulla parte porticata degli edifici.
Torniamo a S. Benedetto del Tronto per la cena, poi facciamo una passeggiata nel centro di S. Benedetto.
1 OTTOBRE - SABATO
Ore 8,30 partenza per la seconda visita di Ascoli. Oggi vediamo alcuni capolavori di Carlo Crivelli. Come già detto, il Crivelli era nato Venezia, coetaneo del Mantegna e dei fratelli Bellini, dove dominava lo stile gotico cortese e raffinato; poi arrivano le novità toscane con Donatello e nell'arte avviene una vera rivoluzione. Carlo Crivelli è però una personalità a parte; pur accettando le novità tecniche come la prospettiva, non rompe col gotico e resta sensibile ai valori decorativi, alla preziosità del colore che gli deriva dalla sua città natale, studia con attenzione ogni oggetto, usa ghirlande di fiori e frutta come cornice al soggetto sacro, ma il suo interesse è rivolto sopratutto alle figure ed ai volti di straordinaria bellezza, come le sue Madonne che ci ricordano il mondo nobile e raffinato di corte, dal sapore fiabesco. Da giovane Crivelli rapì la moglie di un marinaio, subì un processo e fuggì in Dalmazia; soggiornò in varie località, infine si stabilì nelle Marche dove visse 24 anni fino alla morte avvenuta alla fine del 1400. Ad Ascoli ha lasciato forse il suo capolavoro, nel Duomo, un grande polittico con la Vergine ed i Santi. In via del Trivio c'è una Chiesa con uno strano nome: Santa Maria della Scopa, perché qui aveva sede una compagnia di Flagellanti; la facciata è della fine del 1500, di Cola dell'Amatrice, le sculture sono secentesche o II Palazzo del Capitano del Popolo fu eretto nel 1200, ma rifatto nel 1500 da Cola.
Un importante edificio è la Chiesa di S. Francesco, iniziata nel 1258, ma di stile prevalentemente gotico. La facciata ha un coronamento orizzontale come hanno le chiese d'Abruzzo; ha tre portali di stile gotico veneziano, molto ornato quello centrale che risalta maggiormente sulla liscia facciata in travertino. Caratteristiche le tre absidi poligonali con due esili campanili pentagonali. Sul fianco destro si appoggia la Loggia dei Mercanti del 1530, opera di Cola, formata da cinque ampie arcate e sul portale si vede la statua di Papa Giulio II.
L'interno della Chiesa è formato da tre navate di grande respiro, divise da alti pilastri; le navate laterali sono alte quasi come quella centrale, per creare un luogo unitario di preghiera secondo la regola francescana. Notevole lo sviluppo absidale con sette cappelle; questo lato della chiesa chiude a nord Piazza del Popolo,
di forma quadrata, il cui attuale aspetto risale ai primi del 1500, con la costruzione dell'arioso colonnato del portico che sostituì le disordinate botteghe artigiane. Si è creato così un raccordo con la parte laterale della chiesa ed il Palazzo dei Capitani, eretto nel sec. XII, ma rifatto nel 1500 da Cola. Di esso resta la torre del 1200, mentre il portale è rinascimentale, sovrastato dalla statua di Paolo III Farnese, opera del fiorentino Simone Cioli.
Suggestivo il cortile con tre alti piani di logge.
In Piazza Arringo sta il Duomo dedicato a S.Emidio, protettore della Città; sorge sui resti di una basilica romana del V secolo, poi Chiesa nel sec. XI, del XV sec. sono le navate laterali. La facciata, opera di Cola dell'Amatrice (1529-1539), presenta un alto portale con timpano ed un pesante ballatoio orizzontale, è scandita da quattro alte colonne addossate al muro; è incompiuta, perché manca della torre di sinistra. L'interno ha un bel coro ligneo di Paolino d'Ascoli, discutibile il baldacchino dorato dell'architetto Sacconi del 1924. La Cappella del Sacramento custodisce due grandi capolavori; il polittico di Carlo Crivelli di cui ho già parlato, con Madonna e Santi, tra cui S.Emidio, in cui il fondo dorato da maggior risalto alle acconciature ed agli eleganti abiti dei personaggi; l'altra opera è un paliotto d'argento del 1300, composto da 27 formelle che raffigurano, episodi della vita di Cristo, eccellente opera di oreficeria sacra, attribuita all'orafo ascolano Vannino Vannini.
Della costruzione medievale resta la cripta, assai spaziosa, dove in un sarcofago romano riposa S. Emidio.
Il Palazzo Comunale raccoglie in 14 sale la Pinacoteca nazionale.
Qui si conserva il prezioso piviale che Niccolo IV donò al Duomo di Ascoli nel 1288. In altre sale sono esposte opere di Carlo Crivelli, di Pietro Alemanno, Cola dell'Amatrice, seguace in un primo tempo
del Crivelli, poi del Signorelli e di Michelangelo. Nelle sale dedicale ad autori dell'800 e ‘900, troviamo dipinti di Domenico Morelli, Filippo Palizzi, Pelizza da Volpedo(con soggetto diverso da quello per cui è celebre). Lasciamo il Palazzo Comunale ed entriamo in quello vescovile che gli sta accanto; al primo piano è il Museo Diocesano dove sono esposti alcuni dipinti tra cui una delicata e dolce immagine della Vergine che è rappresentata nel manifesto del Museo; una sala è dedicata a Pietro Alemanno e a Cola dell’Amatrice; inoltre vi sono opere di oreficeria, sculture in legno ed oggetti sacri.
Dopo pranzo passiamo in rassegna alcuni importanti palazzi in Via Mazzini, arteria che attraversa tutta la città: tra essi Palazzo Bonaparte e Palazzo Malaspina, del 1500, di architettura severa, con due portali bugnati ed un originalissimo loggiato in alto con colonnine simili a tronchi d’albero con punte di rami. Nel pomeriggio entriamo in Abruzzo per visitare CIVITELLA DEL TRONTO in provincia di Teramo. Siamo nell'ex regno di Napoli, o più esattamente delle Due Sicilie: in cima al colle sta la più importante opera di ingegneria militare d'Italia, che si estende su una cresta rocciosa per m. 500 ai lunghezza e copre una superficie di mq. 25000.
La fortezza è importante storicamente perché qui si combatté nel 1860-61 l’ultima battaglia tra l’esercito sardo-piemontese comandato dal generale Pallavicino e l'esercito borbonico che dopo un assedio di quasi sei mesi si arrese il 20 marzo 1861. Dei 250 soldati borbonici fatti prigionieri, molti morirono per le pessime condizioni in cui furono detenuti. La fortezza fu costruita nel 1567 sotto Filippo II di Spagna, poi modificata in epoche successive, imprendibile pur subendo molti assedi. Sottostante alla fortezza c'è il borgo di Civitella (preesistente al forte). L'esercito sardo-piemontese distrusse sciaguratamente le mura del Forte e quelle dello stesso borgo di Civitella che erano di epoca angioina. Dagli spalti del forte si vede un magnifico panorama a 360°. Dal 1985 è iniziata l'opera di restauro. Qui tra gli abitanti alita ancora lo spirito borbonico anti piemontese ! ! !
2 OTTOBRE - DOMENICA
Ore 8,30 partenza per Offida.
Offida, in provincia di Ascoli Piceno, è un piccolo paese che conserva un centro storico integro ed un'atmosfera d'altri tempi. Il termine Affida pare derivi dal greco "ophis"== serpente, venerato in tempi lontani. La località è famosa per la lavorazione del merletto che le donne del luogo si tramandano di generazione in generazione. Prima di diventare libero Comune, Offida appartenne al Monastero di Farfa, perché nel 1039 Longino d'Azone, signore longobardo di Offida, donò alla Abbazia gran parte dei suoi possedimenti, tra cui una Chiesa che riedificata nel 1330 è oggi "SANTA MARIA della ROCCA", una magnifica costruzione romanico-gotica; sorge fuori dell'abitato in leggera salita. Nella cripta della Chiesa vi è un interessante ciclo di affreschi trecenteschi di un anonimo "Maestro di Offida", che mostra influenze giottesche; da quando Giotto lavorò a Rimini lo stile della pittura riminese si diffuse anche nelle Marche. Centro di un'altra importante scuola pittorica del 1300 fu Fabriano, dove Allegretto Nunzi iniziò uno stile che avrà il suo apice in GENTILE da FABRIANO.
Nella cripta della chiesa sono sepolti gli ultimi proprietari longobardi del Castello; Longino, morto il 20 luglio del 1050, i figli Azo e Valcario, entrambi monaci, la moglie di Longino Warpurga e la figlia Retrude, anch'essa monaca, morte nel 1042.
L'architetto della Rocca di Offida, di cui restano solo alcuni tratti di mura e il torrione, è il fiorentino BACCIO PONTELLI, seguace delle teorie di Francesco di Giorgio Martini.
Tappa successiva è ACQUAVIVA PICENA, a m. 300 s.l.m. forse fondata in epoca carolingia; conta 2600 abitanti ed è famosa per la lavorazione delle reti da pesca. Domina il borgo l'imponente Rocca, opera. anch'essa di Baccio Pontelli. Feudo dei Duchi di Acquaviva, passato a Francesco Sforza, gli fu tolto dal Papa e ceduto ad Alfonso d’Aragona
Questa fortezza, di recente restaurata, domina da una altura tutto il territorio circostante. Il prato verde che la circonda accentua il colore rossastro dei mattoni. Vale la pena di salire molti gradini per raggiungere la cima del torrione, da cui si può ammirare un panorama che spazia dai colli fino al mare. Visione veramente indimenticabile che ci invita a percorrere anche tutti i camminamenti e visitare tutta la Rocca.
Di questo piacevole e interessante viaggio i partecipanti ringraziano la Prof. Oretta Sabbatini, guida preziosa per le notizie storico-artistiche dei luoghi, il Sig. Mario Becciani che ha organizzato il viaggio, il Professore Adorno e il Dott. Fedeli che hanno contribuito ad arricchire le nostre conoscenze.


MARIA GIORGETTI