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20/12/2006
LE NOSTRE INCHIESTE

Volontariato culturale e istituzioni.
A che punto siamo con normativa, convenzioni e possibilità occupazionali. Lo abbiamo chiesto ad alcuni protagonisti del Ministero e della Soprintendenza


Il volontariato è un fenomeno di partecipazione sociale e solidale di elevato valore etico che affonda le sue radici nelle tradizioni del nostro Paese. Da sempre ha svolto un ruolo di stimolo e a volte di supplenza nel rispondere ad una serie di bisogni sociali che le strutture pubbliche competenti, anche per la rigidità dei vincoli burocratici cui sono sottoposte, a volte non hanno saputo soddisfare.
Da manifestazione spontanea di disinteressato impegno sociale, civile e culturale, da fenomeno silenzioso ed essenzialmente borghese, il volontariato si è imposto sempre più come fenomeno di massa, tanto che il legislatore ne ha dovuto prendere atto.
Si ricordano le principali leggi che hanno convalidato il volontariato nel campo dei beni culturali .
Come è noto la legge 11 agosto 1991, n. 266, “Legge - quadro sul volontariato”, ha valorizzato il volontariato associato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo e ne ha favorito l’apporto originale per il conseguimento delle finalità di carattere sociale, civile e culturale individuate dallo Stato e dagli Enti territoriali.
Nell’ambito della legislazione dei beni culturali la prima norma che fa riferimento all’utilizzazione dei volontari nelle strutture del Ministero per i beni e le attività culturali è stata la legge 14 gennaio 1993, n. 4, che ha previsto la possibilità di utilizzare volontari attraverso la stipula di apposite convenzioni con le organizzazioni di volontariato aventi finalità culturali, iscritte da almeno sei mesi nei registri regionali, sentite le organizzazioni sindacali.
Il rapporto tra il pubblico e il non profit è proseguito con il decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, “Istituzione del Ministero per i beni e le attività culturali”, il quale all’art. 1 ha previsto che il Ministero favorisca la cooperazione con i privati e le organizzazioni di volontariato per la più ampia promozione delle attività culturali.
Con il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, concernente il “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, art. 112, comma 8, è stata poi rinnovata la possibilità per il Ministero e per gli altri soggetti pubblici interessati di stipulare “ convenzioni con le associazioni culturali o di volontariato che svolgano attività di promozione e diffusione della conoscenza dei beni culturali”.
La norma in parola è stata in seguito modificata con il decreto legislativo n. 156 del 24 marzo 2006. Nel testo vigente non vi è più alcun riferimento alle organizzazioni di volontariato come soggetti con i quali stipulare convenzioni per la valorizzazione dei beni culturali pubblici. Il novellato art. 112, comma 5, prevede, infatti, che lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possano costituire appositi soggetti giuridici cui affidare le elaborazioni e lo sviluppo dei piani strategici di sviluppo culturale.
Un riferimento indiretto all’associazionismo volontario si ha solo al comma 8 del medesimo articolo, laddove si prevede che a detti soggetti giuridici possano partecipare anche le” persone giuridiche private, senza fine di lucro, ancorché non dispongano di beni culturali che siano oggetto della valorizzazione, a condizione che l’intervento in tale settore di attività sia per esse previsto dalla legge o dallo statuto”.
Ci si auspica che nel rivedere il Codice, così come ha annunciato il Ministro Rutelli, si ponga rimedio a tale svista del legislatore, considerato che contemporaneamente con il Decreto Ministeriale di emanazione del nuovo Regolamento di accesso nei siti culturali statali, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 172 del 26 luglio 2006, è stato concesso l’ingresso gratuito agli operatori delle associazioni di volontariato che svolgano attività di promozione e di diffusione della conoscenza dei beni culturali, laddove queste abbiano stipulato convenzioni con il Ministero, ai sensi dell’art 112, comma 8, che, come si è già detto, è stato assoggettato alla citata modifica del Codice.
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Le attività di volontariato svolte negli istituti del Ministero spaziano dalla sorveglianza all’accoglienza nelle sale museali, dalla catalogazione alle visite guidate per i disabili, soprattutto in occasione della “Giornata internazionale delle persone disabili” e della “Giornata nazionale del volontariato”.
L’anno scorso durante le celebrazioni delle Giornate in questione è stato presentato il monitoraggio curato dalla scrivente sulla rilevazione delle associazioni operanti in regime di convenzione negli istituti periferici del Ministero, i cui esiti scaturiscono dalla elaborazione dei dati censiti su apposita scheda compilata da tutte le strutture dipendenti.
Dalla rilevazione si evince che le associazioni che operano presso il Ministero sono 40, i volontari 1504, le ore di attività prestate 139.710.
Emerge altresì che il fenomeno è concentrato essenzialmente al centro-nord, fatta eccezione per il sud della Campania. In particolare, le nove regioni in cui si registra attività di volontariato sono: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo e Campania.
Il fenomeno del volontariato nei beni culturali, al di là delle leggi che ne riconoscano il ruolo non si fermerà. Nato ancor prima della Legge - quadro del 1991 con i vari Protocolli di Intesa del 1990 tra il Ministero e il Centro Nazionale del Volontariato di Lucca, esso è sopravvissuto alle critiche sulla legge Ronchey, allorchè il volontario risultò inviso in quanto ritenuto concorrenziale con i pubblici dipendenti ; sopravviverà a tutte le intemperie perché quel che spinge i volontari è un moto di empatia verso i beni culturali ed un desiderio di aiutare a diffondere la conoscenza di un patrimonio culturale inestimabile che costituisce l’identità nazionale e l’orgoglio storico del nostro Paese.




Anna Maria Buzzi
Dirigente Generale
Ministero per i beni e le attività culturali





Ė ben noto come le Pubbliche Amministrazioni, impegnate in molteplici attività, non riescono talora a far fronte alle azioni di tutela e fruizione del Patrimonio Culturale ricadente nel territorio di propria pertinenza giurisdizionale.
Ė a questo punto che l’attività di volontariato dovrebbe essere intrapresa per affiancare le Istituzioni, non solo al fine di segnalare situazioni anomale, riscontrate in aree archeologiche conosciute e tutelate o appena individuate ovvero per sopperire alla notoria carenza di personale di custodia nei Musei e tali da renderle fruibili e metterne in atto tutte le forze delle Associazioni che hanno fatto da sempre del volontariato il proprio vessillo.
In tal modo, coinvolgendo sia i giovani, spesso non sufficientemente impegnati in azioni civili, e soggetti che rientrano nella fascia cosiddetta “della terza età”, si potrebbe svolgere un compito importantissimo per la comunità nazionale che vedrebbe così maggiormente protetto il proprio Patrimonio evitando che esso venga danneggiato o depauperato, ma anzi messo nella disponibilità dei cittadini. E considerato che il Patrimonio Culturale di una Nazione appartiene al mondo intero, l’azione di tutela avrebbe un ambito internazionale!
Immaginiamo quante necropoli rupestri, spesso formate da poche unità di tombe a grotticella scavata nella roccia, sparse in ogni parte del territorio siciliano e riferibili all’età del bronzo, potrebbero essere segnalate e censite. E spostandoci nel campo subacqueo basterà evidenziare che sono ancora molti i relitti o i reperti che giacciono sul fondo del mare e che potrebbero essere recuperati per completare il quadro delle conoscenze dell’Archeologia.
A questo punto vorrei segnalare alcune vicende che mi toccano da vicino, in quanto ideatrice e organizzatrice della Mostra “La Sicilia in età arcaica. Dalle apoikiai al 480 a. C.”, per la prima volta realizzata a livello internazionale; dopo il suo allestimento a Caltanissetta al Museo Archeologico, tale evento realizzato con le somme messe a disposizione dall’Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali della Regione Siciliana è stato organizzato a Catania nell’ex Monastero dei Benedettini, attuale sede della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania.
L’esposizione, che mi auguro possa essere visitata in maniera più consistente di quanto fino ad ora verificatosi (si registra la presenza di migliaia di persone nei locali messi a disposizione per la Mostra dal Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Enrico Iachello) ė stata aperta alla pubblica fruizione (dal 26/10 al 7/01/07) grazie all’aiuto di volontari, sia giovani studenti della stessa Facoltà di Lettere e Filosofia, sia soci dell’Archeoclub d’Italia di Catania, di Sicilia Antica (sede di Catania), dei volontari dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri- Nucleo di Protezione Civile, in special modo della sede di Acireale, ai quali tutti va il mio sentito ringraziamento unitamente a quello dell’Assessore Regionale dei Beni Culturali e Ambientali On. Lino Leanza per la preziosa generosità e collaborazione.
Ritengo opportuno citare altri esempi e in particolare quello riguardante un gruppo di volontari di Niscemi, guidati da Totò Ravalli e Franco Mungelli alla cui straordinaria attività si deve il recupero di oltre 2000 manufatti appartenenti al Patrimonio Etnografico della città di Niscemi, esemplari eccezionali della civiltà contadina di quel territorio ed ancora Giuseppe Testa, presidente della sede locale di Campofranco di Archeoclub d’Italia, autore di numerose pubblicazioni sulla storia e le tradizioni di diversi comuni della Provincia di Caltanissetta, trattati con dovizia di documenti di archivio per consegnare alle generazioni future le memorie della propria terra.
Ed ancora corre l’obbligo di segnalare nel campo del volontariato, l’attività svolta dei Gruppi Archeologici d’Italia della sede di piazza Armerina che hanno generosamente collaborato con questa Soprintendenza sia negli interventi di manutenzione (diserbo e pulizia), sia per garantire la fruizione del sito archeologico di Sophiana, sede dello Statio Filosophiana citata nell’Itinerario Antonini e della quale restano in luce consistenti resti di Terme, Basiliche e abitato.
Infine l’attività dell’Associazione dei volontari dei Carabinieri – Nucleo di Caltanissetta che ha coadiuvato l’attività di questa Soprintendenza, al momento della riapertura del Museo Archeologico in Contrada S. Spirito o per altri eventi mettendo a disposizione le proprie unità per effettuare turni di custodia.
Ecco, il volontariato si effettua in maniera semplice, senza clamore ma soprattutto affiancando in maniera civile e non osteggiando l’opera delle Istituzioni per proseguire insieme su un unico cammino del servizio della comunità.
Di Rosalba Panvini,
soprintendente ai beni archeologici di Caltanissetta



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Facciano entrare gratis i volontari nei musei
Anche l’ingegnere Luciano Marchetti, direttore generale per i beni culturali del Lazio con cui Archeoclub d’Italia ha firmato una convenzione per il servizio di custodia del Vittoriano, è d’accordo nel rafforzare l’alleanza tra istituzioni e volontariato. “Il documento di intesa recentemente ratificato con l’associazione – dice Marchetti – rappresenta certo un ulteriore strumento di collaborazione tra società civile e ministero, ma non può essere l’unico. La gente deve essere invogliata sempre più ad avvicinarsi e a entrare nel sistema dei nostri beni culturali. Io, per esempio, sarei favorevole a sostenere l’entrata gratuita nei musei statali da parte di chi si adopera alla valorizzazione e alla fruizione del nostro patrimonio storico-artistico, cioè i volontari”.
Attualmente la gratuità dei biglietti museali è prevista solo per le persone che lavorano in regime di convenzione con il Ministero. Archeoclub d’Italia sta spingendo presso il Ministero a che il decreto che prevede tale norma possa essere esteso a tutti coloro che quotidianamente prestano il proprio servizio presso siti archeologici, monumenti, musei, antiquaria.