Da qualche tempo autorevoli esperti del mondo della cultura, delluniversità, delle istituzioni e della politica sostengono che la vera redditività del patrimonio storico artistico del nostro Paese non è negli introiti diretti e nemmeno nellindotto che esso genera, ma in un senso di appartenenza che incide a fondo sulla qualità della vita e dunque sulla produttività della società nel suo insieme. Lanno scorso lallora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi definì il patrimonio culturale lespressione artistica su cui si fonda la nostra identità nazionale. Dunque per garantirci un futuro allaltezza del nostro passato dovremmo oggi stimolare la creatività dei cittadini e alimentare la consapevolezza dei valori storici e civili che trapelano dai beni culturali italiani.
Condividiamo il senso del concetto (e come non condividerlo, visto che da trentacinque anni Archeoclub dItalia diffonde e divulga il messaggio culturale promuovendo il bello e la ricerca della conoscenza in ogni settore della società).
Però vorremmo sapere da chi propugna tale messaggio - consapevoli di vivere nel Paese delle sentenze e dei progetti urlati e mai realizzati (il caso Venezia, nel box sottostante, è solo uno dei tanti esempi di vecchiezza e di stanchezza) - quali sono i passi successivi da compiere affinché questa idea non rimanga nel mondo di Platone, ma diventi reale e cammini tra la gente. Vorremmo sapere in pratica come fare a ricostruire la nostra identità attraverso i beni culturali quando la storia e la storia dellarte nelle scuole subiscono anno dopo anno attacchi mortali, quando non si prendono misure sufficientemente severe contro chi imbratta i monumenti, la televisione di Stato relega i programmi cosiddetti culturali a fasce orarie improponibili e le speculazioni contro il mitico paesaggio italiano si fanno sempre più gravi, tra cave, parchi eolici e villaggi turistici abusivi. La qualità della politica è giunta al minimo storico.
Di fronte a questo sfacelo e in attesa che ci giunge una risposta, proviamo a formulare la nostra proposta. Una proposta semplice ma concreta che indirizziamo volentieri al Ministro Rutelli, e che arriva dalla strada, dai circoli cittadini, dalle scuole, dagli oratori e da tutti quei luoghi dove si esercita ogni giorno con piccole e grandi azioni di tutela e di valorizzazione il volontariato culturale. Lidea nasce dalla mancata restituzione della Venere di Morgantina da parte del Paul Getty museum di Malibù al nostro Paese, in particolare alla città di Aidone e alla Sicilia tutta. Una regione che detiene la maggior parte della memoria archeologica del Paese e di cui quella tanto agognata Venere rappresenta ormai il volto. Lisolata azione di Rutelli che da qualche mese stava lavorando alla restituzione della splendida opera darte risalente al V secolo a. C. non ha sortito nessun effetto negli apparati americani responsabili della ricchissima fondazione culturale. Ma, quel che è peggio, è che la mancata restituzione non ha creato nessun dolore, se non negli ambienti scientifici, da parte della collettività civile. E questo semplicemente perché la maggior parte dei cittadini italiani non conosce la Venere di Morgantina e la sua storia, né tantomeno conosce il paese di Aidone e il sito archeologico di Morgantina che si estende nei pressi. Un parco di una bellezza strepitosa che da alcuni anni, in estate, torna in vita grazie allimpegno della locale sede di Archeoclub dItalia.
Ministro Rutelli rilanci la richiesta al Paul Getty Museum tra un anno, quando saremo pronti. Quando, una volta conosciuta lopera darte, tutti i cittadini italiani con i propri figli, gli insegnanti, i sacerdoti, il Vaticano stesso, e poi gli accademici, i ricercatori, gli archeologi, gli storici dellarte, i giornalisti e i politici, firmeranno un appello a che la Venere torni a casa. Un appello da lei formulato, che raggiunga le case, le scuole, gli uffici, le aziende, i musei, le chiese, i conventi, le aule universitarie e gli ospedali. Cinquanta milioni di firme sotto una richiesta, cinquanta milioni di cervelli e di cuori che si sentiranno per una volta protagonisti di unimportante iniziativa. Un appello di tale portata, sottoscritto pure dal Pontefice, sconcerterebbe e imbarazzerebbe di certo i detentori abusivi della nostra statua, i quali non potranno esimersi con una pressione civile del genere dal restituirci quel che ci spetta. E ciò, ma indipendentemente dal risultato, potrebbe contribuire a ricostruire un piccolissimo pezzo della memoria e dellidentità nazionale. Poi, si sa, da cosa nasce cosa e, pian piano, con operazioni del genere e con una lenta acquisizione di consapevolezza di quel che fummo e ciò che ancora potremmo essere, nel tempo forse ritroveremo la nostra identità nazionale.
Ministro Rutelli la prossima volta eviti di agire così in solitudine. Crediamo che il sistema Paese, così come lo chiamate voi in politichese, una volta azionato funzioni. Proviamo?